Il Misantropo di Adriana Martino

Da una storia d’amore, quella tra Alceste e Cèlimène, l’attenzione ricade su quella falsità sociale che porta il protagonista alla fuga dal resto del mondo. La regista Adriana Martino ha scelto di sottolineare proprio questo passaggio da un amore tra due persone apparentemente comune e piacevole alla riflessione di un singolo sulla realtà che lo circonda, amara e ipocrita. Ma con intelligenza e ironia Alceste riesce a “sopravvivere” nonostante ne rimanga deluso e solo. Certo dall’opera originale dell’autore francese al film e al teatro ce ne vuole ma sicuramente va riconosciuto alla regia la capacità di guidare lo sguardo, e la mente, dello spettatore senza che se ne renda conto. Il Teatro dell’Orologio di Roma propone una rilettura moderna dell’opera di Molière ricordando quell’inestricabile complesso di ragioni, nevrosi, eccessi e contraddizioni che fanno parte della vita reale di ogni epoca. Grazie anche alla traduzione di Cesare Garboli il dialogo è forte e dinamico, ricco di battute che tengono lo spettatore curioso e sospeso. Le infinite sfumature della vicenda, tra la farsa e la tragedia, contraddistinguono la vita di ogni essere umano incline all’armonia, alla serenità. Dal 5 al 16 marzo Giuseppe Antignati, Sonia Barbadoro, Alessandra Muccioli, Dario Iubatti, Remo Stella e Luigi Di Pietro interpretano delle figure tanto diverse e vivaci quanto instabili e insicure. A partire dai protagonisti, Pietro Bontempo e Elisabetta Misasi, prima intimi e complementari poi incompatibili e lontani. {ads1}Così come nell’opera originale Alceste proclama i suoi rigidi principi e il suo ideale di un’umanità nobilitata dalla virtù lasciandosi parlare alla spalle, nel bene e nel male. “Le Misanthrope rinuncia alla comicità dirompente della maggior parte delle altre pièces”, lo si nota sia nel film Molière in bicicletta (2013) sia in scena al Teatro dell’Orologio dove i cinque atti originali sono racchiusi nel riflesso di un’altra messa in scena fatta di continui scambi e sottili ipocrisie dei protagonisti. Scambi che tradiscono un presente cupo e cercano una rivalsa nella creazione artistica che al contrario non salva nessuno e dice a ciascuno il fatto suo. Torniamo un attimo con la mente in un tempo lontano, il 4 giugno 1667, quando Il misantropo viene rappresentata per la prima volta a Parigi, al Palais-Royal, cone le musiche di Jean Baptiste Lully… lo spettacolo diretto da Adriana Martino ne è un’impronta, un’ombra viva, un ricordo.

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Silvia Vetere

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