Il giuoco delle parti di Umberto Orsini

Lo spettacolo ha debuttato lo scorso martedì e sarà in scena fino al 9 Marzo. Umberto Orsini ha realizzato questo progetto con la sua Compagnia Teatrale. La decisione di fondare un suo gruppo di lavoro, in un momento così difficile dal punto di vista economico, nasce dalla volontà di aggregare intorno al suo nome artisti ai quali trasmettere la sua grande esperienza. Ma è anche un modo per aiutare i giovani talenti, contando sulla sua notorietà, ad avere quella visibilità che altrimenti per loro sarebbe difficile conquistare. E a guidare l’attore nell’impresa di portare in scena il testo pirandelliano, impresa già affrontata in passato sotto la regia di Gabriele Lavia, è proprio un giovane regista (classe ’70): Roberto Valerio. {ads1}

Una scenografia dai colori tetri, con mura opprimenti interrotte da alte finestre, si apre davanti agli occhi dello spettatore. Pochissimi elementi: uno scrittoio, delle sedie, un letto e, da un lato, un uomo seduto su una sedia a rotelle. È Leone Gala (Umberto Orsini) che in una sorta di lucido delirio ripercorre gli eventi che lo hanno condotto alla reclusione in un ospedale psichiatrico. Il presente si mescola al passato, la vita da recluso si confonde con quella del devoto marito. E come fil rouge l’amore costante e immutabile per la moglie Silia (Alvia Reale). Il pericoloso triangolo fra lui, la moglie e l’amante di lei, Guido Venanzi (Michele Di Mauro), produrrà il suo inevitabile strascico di dolore e rimorsi. Questa rilettura del testo pirandelliano vede Umberto Orsini fluttuare con abilità tra lucidità e delirio, tra l’ingenuità di chi è giocato e la scaltrezza di chi, invece, sta abilmente manipolando le sue pedine per ottenere ciò che vuole. Alvia Reale, con la sua energica interpretazione, è una moglie sensuale e ammaliatrice. Coglie nel segno anche l’attore che veste i panni del Dottor Spiga.

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Redazione Parolibero

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