Il Gioco, quando il caso è l’artefice del nostro destino

Se portato fino alle sue estreme conseguenze e fuori dalla pura sfera del piacere e dell’intrattenimento, il gioco può diventare una vera e propria patologia, un incontrollabile disturbo comportamentale dagli esiti imprevedibili. Fino al 12 febbraio al Teatro Cometa Off di Testaccio, il regista Christian Angeli porta in scena un’avvincente tragicommedia che proprio da un semplice gioco prende le mosse per arrivare a profonde riflessioni sul libero arbitrio, sul ruolo del caso nelle nostre vite fino all’esistenziale interrogativo su chi o cosa sia il reale artefice delle personali, quotidiane scelte.

il giocoIl Gioco, vincitore del primo premio come miglior drammaturgia nel 2015, racconta la storia di due giovani depressi che, incapaci di prendere in mano le loro vite e dalle esistenze diversamente “inconcludenti”, un bel giorno incontrano la misteriosa Dottoressa Z (Anna Cianca) una ex psicanalista che ora ama definirsi “consulente filosofica” la quale, utilizzando il banale gioco delle cinque possibilità, incarna colei che cambierà i loro destini. O meglio, sarà il gioco da lei proposto a dare il via ad una serie di eventi, uno concatenato all’altro, che porterà la protagonista Agata (Alessia Sorbello) a uscire di casa, incontrare vecchi amici, trovare un lavoro e dunque, ad uscire dalla depressione. È stato sempre il gioco (o l’implacabile caso) a far conoscere ad Agata il suo futuro uomo Paolo (Andrea Trovato) così come il gioco ha precedentemente salvato la vita a Paolo stesso, tanto che ora non può più farne a meno e ne è diventato dipendente.

il giocoMa in cosa consiste questo gioco? Davanti a un quesito ognuno deve stilare una lista di cinque possibilità di azione e scriverle su cinque rispettivi cartoncini. Soltanto una di queste verrà sorteggiata e l’unica regola è che bisogna attenersi scrupolosamente alla scelta. Apparentemente innocuo e banale, divertente e deresponsabilizzante quanto basta, lasciarsi guidare dalla casualità e dalla sorte può essere uno stile di vita, ma può anche avere conseguenze davvero imponderabili, soprattutto se la casualità (o il destino) fa estrarre a sorte la nefasta opzione “uccidersi” anziché la più inoffensiva possibilità di “visitare il museo etrusco”. Un intrigo tragicomico a tre dunque, che coinvolge, diverte, obbliga lo spettatore a seguire la tensione emotiva che cresce man mano che il gioco si fa più rischioso e soprattutto, fa venire voglia di giocare, almeno una volta non appena tornati a casa, per scoprire quale scuola di pensiero seguire: se vale la pena esser fatalisti nella consapevolezza che l’intera esistenza sia dominata dal caos e dalla pura, spietata e brutale casualità, o se machiavellicamente, davvero “ognuno è artefice del proprio destino”.

Vai alla HomePage di LineaDiretta24

Leggi altri articoli dello stesso autore

@vale_gallinari

Vuoi commentare l'articolo?

Valentina Gallinari

Nata in una città di mare, da quando vive a Roma si domanda se la presenza dei gabbiani in giro per il centro, sia l'inequivocabile presagio della fine del mondo...Laureata in storia dell'arte, ama la fotografia, le vecchie polaroid, il cinema e il mercato di Testaccio di sabato mattina. Aspirante giornalista, trascorre il suo tempo tra gatti e mostre fotografiche, ma soprattutto a sperare che questo sogno diventi realtà.