Il condominio dei cuori infranti, le storie (para)normali di Samuel Benchetrit

Il condominio dei cuori infrantiGià presentato fuori concorso durante la scorsa edizione del Festival di Cannes, Asphalte – ribattezzato in italiano Il condominio dei cuori infranti nel solito tentativo di rendere il tutto più accattivante al grande pubblico – è il quinto lungometraggio del francese Samuel Benchetrit. Il film vanta un cast di appeal internazionale che include, tra gli altri, Michael Pitt e Valeria Bruni Tedeschi. Benchetrit sceglie come sfondo la periferia francese, circoscrivendo l’azione all’interno di un palazzo in un complesso periferico di case popolari. Il condominio dei cuori infranti non è, comunque, la classica narrazione sulle periferie a cui tante opere cinematografiche ci hanno abituato. Sono del tutto assenti intenti documentaristici o elementi di denuncia sociale; piuttosto, il focus di Benchetrit è tutto sui personaggi. Sei per la precisione, residenti in una banlieu grigia e desolante: Stemkovitz (Gustave Kervern), un uomo solitario che, temporaneamente costretto sulla sedia a rotelle, si fingerà un fotografo professionista nel goffo tentativo di conquistare un’infermiera che fa il turno di notte in ospedale (Valeria Bruni Tedeschi); Charly, (Jules Benchetrit) un adolescente annoiato con genitori perennemente assenti che prova ad aiutare un’attrice di mezza età (Isabelle Huppert) a rilanciare la propria carriera in declino; un’immigrata marocchina (Tassadit Mandi) con il figlio in prigione che si ritrova ad accogliere in casa sua un astronauta americano (Michael Pitt) precipitato nel luogo sbagliato durante il rientro sulla Terra.

Il film si basa tutto sul contrasto tra un ambiente squallido e cupo che sprofonda le persone nella solitudine e, dall’altra parta, una serie di incontri fortuiti che invece ribaltano totalmente questa situazione e agiscono da elemento di rottura nella rassegnata quotidianità dei protagonisti. La periferia è rappresentata come un luogo isolato e isolante, in cui i giovani aspettano annoiati di potervi fuggire e gli adulti trovano rifugio dalle delusioni del passato. Esistenze che scorrono, e continuerebbero a scorrere, esattamente uguali a sé stesse giorno dopo giorno, se non fosse per le inaspettate situazioni che il deus ex machina Benchetrit fa piombare nelle vite dei personaggi, sconvolgendole. Il condominio dei cuori infranti è un film che non fa molto rumore: prevalgono silenzi, piani sequenza e sguardi eloquenti. Ma dominano anche la rassegnazione e l’attesa, che accoppiano la cupezza del luogo all’impossibilità di cambiare la propria sorte.

Il condominio dei cuori infrantiIn un tale scenario, Benchetrit riesce a costruire una narrazione leggera, gradevolissima e ricca di umorismo – vero punto di forza del film – che avvicina lo spettatore alla normalità dei personaggi e alle loro fragilità, comuni a tutti noi. Nonostante le molte allusioni all’iperspazio e al paranormale, le vicende narrate hanno poco o niente di straordinario, eccezion fatta per il divertente episodio-parodia con protagonista l’astronauta John McKenzie, capace di ridicolizzare lo stereotipo della superpotenza USA. Il condominio dei cuori infranti è un film divertente, poetico, un racconto che sa essere al tempo stesso sarcastico e delicato. Conquista lo spettatore nei suoi momenti migliori, ma convince poco per la sua visione d’insieme. L’intero film risulta sottotono rispetto ai picchi brillanti di alcuni episodi. Ottimi gli attori e la recitazione, il limite più evidente sta nelle poche pretese della storia, che affida poco o niente all’azione e punta tutto su umorismo e sottrazione. Purtroppo non basta, ed è un peccato: Benchetrit non fa quel “passo in più” che permetterebbe allo spettatore di lasciare la sala piacevolmente sorpreso, piuttosto che soltanto vagamente divertito.

 

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Twitter: @JoelleVanDyne_

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Viola D'Elia

Nata 27 anni fa, ha vissuto a Roma, Istanbul e in India. Sempre pronta a fare le valigie, sogna di vedere ogni angolo di mondo. Oltre a coltivare ambizioni alla Jules Verne, i suoi interessi includono accumulare libri, la musica e il cinema. E’ capace di commuoversi ogni volta che rivede Hugo Cabret; ama scrivere e fare domande, ma non riceverne. Specialmente di lunedì mattina. Crede fermamente nella filosofia di Big Fish: «Tenuto in un piccolo vaso il pesce rosso rimarrà piccolo, in uno spazio maggiore esso raddoppia, triplica o quadruplica la sua grandezza».