Il berretto a sonagli, Malosti sfida Pirandello

In scena al Teatro India, un trittico sui classici di Pirandello, tra i quali anche lo spettacolo Il berretto a sonagli, con la regia e l’adattamento di Valter Malosti. La vicenda molto famosa di Beatrice Fiorica, moglie decisa a smascherare il tradimento del marito con la consorte del suo segretario Ciampa, che nello spettacolo è interpretato dallo stesso Malosti.

Pirandello porta alla luce con quest’opera i temi della gelosia, della pazzia, della reputazione civile nella società di oggi, spesso falsa e ipocrita, che ritornano più volte nel suo teatro come nelle sue novelle. Temi cari alla cultura e alla realtà dalla quale proveniva: la Sicilia. Ne Il berretto a sonagli, la “povera” Beatrice, persuasa di essere cornuta, sfida la morale pubblica, intentando un piano per svergognare il marito e far venire alla luce il suo tradimento. Un piano tuttavia, che trova molti rivali. Il fratello, la balia, la madre, addirittura il rappresentante della legge Spanò e infine, indirettamente, il marito dell’amante, quel Ciampa che alla fine insabbierà tutta la verità facendo ricadere su Beatrice l’accusa di pazzia. Così infatti, per salvare la faccia, risulterà una versione assurda della vicenda secondo la quale la stessa Beatrice ha immaginato, sospettosa e paranoica, il tradimento del marito, poiché la follia le ha travisato la mente.

Ma in questo gioco di follie e verità, si costruisce uno schema talmente perfetto nella sua ambiguità, che anche lo spettatore arriva a chiedersi a cosa credere. E su questo aspetto, la regia di Malosti calca molto la mano, rendendo Beatrice una iena scatenata, una donna la cui furia monta con il passare dei minuti, travolgendo tutto ciò che le sta intorno. Una follia che passa per toni e modi protratti coscientemente verso l’esagerazione, una visione attenta e febbrile del corpo che agisce convulsivamente e rabbiosamente, ma sempre in un contesto drammatico in cui si aggiunge poco a quanto detto sinora su Pirandello.

Un’operazione teatrale che, pur recuperando la prima versione del testo dell’autore, quella scritta per l‘attore Angelo Musco, sembra figlia di un allineamento totale alla tradizione teatrale su Pirandello, colorandosi a tratti di accademia a tratti di esasperazione.

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Lavinia Martini