Hugh Grant è un “Professore per amore”

Mentre il mondo del cinema sfornava commedie e commedie senza spessore e spina dorsale, Hugh Grant superava i 50 anni. Lo stesso giovane ragazzo di Londra con i capelli in disordine e l’andamento insicuro, con una carriera luminosa quanto una vita privata oscura, lo stesso giovane ragazzo che per anni aveva dato il suo enorme contributo a film che hanno fatto la storia della commedia di qualità, schivando ogni volta con garbo il trash, il brutto, l’insipido, oggi è caduto nel tranello.

Come? Al cinema lo trovate con Professore per amore (titolo originale The Rewrite), quarto capitolo del connubio con il regista di Brooklyn Marc Lawrence, con cui aveva già lavorato per Two Weeks Notice, Scrivimi una canzone e Che fine hanno fatto i Morgan? Forse il tentativo meno fortunato, quello che racconta la storia di Keith Michaels, ex sceneggiatore di successo di una Hollywood diabolica, costretto ad insegnare in una scuola di provincia per recupere credito economico e morale.

La figura del ragazzaccio, cinico, sempre sbronzo, sempre pronto a rimorchiare, sempre pronto al sarcasmo, sembra ricordare da vicino quella di Will in About a boy, o ancora quella di Daniel Cleaver in Bridget Jones, una figura così diversa dal ragazzetto acqua e sapone, impacciato e timido di Notting Hill o Quattro matrimoni e un funerale. Un protagonista insomma che scivola costantemente nel riverbero di se stesso, facendo dimenticare anche la mordacia tutta british che da sempre lo contraddistingue.

Il film è una dichiarazione d’amore per il cinema, l’insegnamento e le seconde possibilità. In questo percorso di rehab psichico ma anche fisico, Keith incontra più volte l’altro sesso, senza riuscire bene a distinguere tra amore e divertimento. In attesa del lieto fine, prevedibile come rassicurante, cogliamo qua e là una simbiosi voluta tra vita reale e cinematografica, tra persona e personaggio. Questo Hugh Grant ormai cresciutello sembra avvicinarsi con costanza a ruoli che dipingono la fase della maturità come un momento di possibile declino. Nella speranza che il processo non sia inarrestabile, abbandoniamo velocemente la sala in attesa di un prossimo ritorno di fiamma.

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Lavinia Martini