Hooky, revival anni Ottanta all’atlantico

Grande revival anni ottanta in scena all’Atlantico di Roma, grazie a Peter Hook fresco cinquantottenne e leggenda vivente della new wave di Manchester. Bassista dei Joy Division prima e dei New Order poi, ha deciso di mettere in scena insieme alla sua band, I The Light, i primi due dischi della formazione nata dopo la morte improvvisa di Ian Curtis che aveva privato la band del suo frontman gettando lo sconforto su Hooky e i superstiti dei Joy Division.

Davanti a circa quattrocento persone la band non si è risparmiata suonando per oltre due ore e mezza con una scaletta che non ha deluso un pubblico, variegato per età e gusti musicali, che in barba a Sanremo ha celebrato l’epopea post-punk di due band che hanno lasciato la scia e una marea di nostalgici fan. Partenza da brivido targata Joy Division con Exercise One, a cui fanno seguito brani come 24 Hours, Disorder e She’s Lost Control, tributi doverosi che scaldano l’ambiente preparando il terreno per il primo disco dei New Order, Movement, uscito nel novembre del 1981 per la Factory Recods.

 

Disco ibrido concepito per combattere lo shock ripartendo quasi da zero, con una manciata di demo incisi poche settimane prima della morte da Curtis in cui i superstiti cercano una nuova voce, ma dopo aver provato tutti e tre decidono di assegnare le parti vocali al chitarrista Bernard Sumner, che però è piuttosto incerto: non ha la presenza di Curtis sul palco e ha in più problemi a suonare e cantare contemporaneamente, questa è la genesi Movement. Hooky, coraggiosamente alla voce, e soci lo eseguono alla perfezione, riproponendo fedelmente lo sgomento è l’imperfezione di questo disco pieno di rimandi al passato, ma con uno sguardo già affacciato sul futuro grazie all’utilizzo della drum machine in pezzi come Senses, Truth e Icb. In altri pezzi come Denial e Dreams Never End traspaiono i riff metallici di Unknown Plesaures, per passare a un tono più funereo alla Closer di Him e Doubts Even Here, un melting pot confuso e poco definito di brani magistralmente eseguiti che lasciano stupito un pubblico disorientato dalla potenza destrutturata di un suono in cerca di un nuovo altrove.

Attimo di pausa e si cambia registro, il secondo album dei New Order Power, Corruption & Lies viene alla luce nel maggio del 1983 ed è il lavoro compiuto di un collettivo che ha ritrovato se stesso e definito il proprio orizzonte sonoro, gettando le basi del synth pop di cui i nostri saranno gli indiscussi protagonisti interpretando i mutamenti sociali in atto a Manchester, indiscussa capitale del post-punk britannico. Hooky rientra sul palco pronto a deliziarci con questa musica elettronica colta, intrisa di sequencer e drum machine abbinata al tocco magico del basso e della batteria, un viscerale connubio tra uomo e macchina. E allora giù sul pop di The Age of Consent e tutti pronti a ballare, consumando d’un fiato le nove tracce di questa pietra miliare che precorre gli anni della House music e dei rave party consumati sulle note di Blue Monday lasciata in loop a chiusura della seconda parte dello show, ma non è ancora finita. Come ogni revival che si rispetta la parte finale e dedicata ai grandi classici immarcescibili che hanno fatto la storia celebrando il mito, parliamo di Transmission che scatena le urla anche dei più giovani pronti a pogare e a dimenarsi, per poi chiudere con una versione da brivido di Shadowlplay dopo la quale un esausto Hook saluta una platea surriscaldata, pronta e rimanere fino a notte fonda e congedata proprio sul più bello. Uno show che resterà nel nostro immaginario permettendoci di riavvolgere un nastro inciso trent’anni fa, ma che ancora oggi rivive nella memoria di chi in quell’epoca lontana non ha avuto la fortuna di essere presente.

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Fabio Bandiera

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