Handle with Care a Roma, sotto il segno del grande Blues

In un mondo sempre più dominato da realtà virtuali e parallele con scambi di identità e isolamento da tastiera, quale fenomeno se non la musica dal vivo ci unisce per una sera permettendo di sentirci liberi di staccare la spina? La musica in tutte le sue declinazioni è l’elemento principe per abbattere barriere e creare comunità, dal delta del Mississippi ai giorni nostri. Promessa doverosa per parlare degli Handle With Care, un nome che già dice tutto di una realtà che proprio dal mondo dei social si è plasmata aggregando tre entità musicali diverse e fondendole in un tutt’uno. Merito del nostro Andrea De Luca, chitarrista romano e sublime interprete della tradizione blues che emerge in tutti i suoi lavori, che dopo aver scovato su Facebook in Danimarca il vocalist afro/americano Dean Bowman (definito da Madonna “La Voce di Un Dio”) col quale sono emerse da subito affinità e numerose collaborazioni che vanno avanti dall’aprile del 2015, contatta all’inizio di quest’anno un altro musicista di grande spessore: Mark Peterson le cui collaborazioni spaziano da Joan Baez a Shakira passando per Gloria Gaynor e tanti altri mostri sacri.

Anche in questo caso Facebook sarà il volano di conoscenza e condivisione, il bassista e composer americano è entusiasta del materiale prodotto da Andrea a tal punto da approfittare di una tournèe in Germania, e prima di ripartire per due mesi verso l’Australia per un musical su Michael Jackson, per fare un salto a Roma e tirar fuori con gli altri due compagni di avventura un progetto nuovo di zecca. Questa la premessa che da il là ad una nuova pagina musicale, in cui Mark Peterson sbarcherà a Fiumicino ventiquattro ore prima di salire sul palco per due memorabili date al Let it Beer, locale sempre attento a fermenti e contaminazioni on stage, con i suoi nuovi compagni di avventura. E le prove? La scaletta? “Frutto di improvvisazione seguendo un canovaccio già in essere, con alcuni pezzi che io e Dean avevano in serbatoio sommati ad alcune jam suonate la sera stessa dopo l’arrivo di Mark” sostiene un Andrea De Luca carico, consapevole e fautore di questa unione di anime diverse e nate sotto il segno del blues.

C’è un po’ di tutto in queste due serate live di Mushup Blues, roba da intenditori per capirci meglio: Muddie Waters, (Standing Around Crying, I Got news For You) Jimi Hendrix, (Vodoo Child, Purple Haze) e Ray Charles (I got a Woman, What I Said) in primis trattati con i guanti di velluto, con digressioni verso John Lee Hooker, Dale Hawkins e il gran finale con John the Revelator uno dei padri tradizionali del gospel blues. Un’ora e un quarto filata in cui i neonati Handle With Care, affiancati dai groove di Meki Marturano e Francesco De Rubeis che si alterneranno alle percussioni, dimostreranno un’affinità, un’energia coinvolgente e spiazzante sotto il segno dell’improvvisazione al punto di sembrare tre amici di vecchia data che si ritrovano per una reunion in nome dei vecchi tempi. E ora che succede? La risposta è molto più semplice del previsto: dopo i live romani gli Handle sono entrati in studio di registrazione e in un solo giorno hanno inciso una serie di pezzi senza nessuna base di partenza facendo leva sulla loro voglia di suonare insieme. Li abbiamo incontrati, entusiasti prima una delle due date, per discutere con loro i contorni di questo nuovo e imprevedibile progetto.

Buonasera ragazzi, siete qui a Roma grazie ad Andrea che vi ha assemblato che serata ci aspetta stasera?

Cosa ci aspetta stasera? Proprio non lo so, (ride Dean) perché ogni momento è una nuova emozione, una cosa “fresca”. Quando suono con Andrea, ormai già da 3 anni, è sempre una nuova esperienza da vivere. Sono qui così piacevolmente meravigliato di quanto questo giovane talento italiano riesca a mettere tutte le sue energie nell’ assemblare  progetti strepitosi e far si che degli eventi così eccezionali accadano. Il nostro scopo comune è quello di creare un nuovo sound. Quindi, (si ripete) ..cosa ci aspetta stasera? Proprio non lo so e sono molto emozionato per questo.

Mark: sono così eccitato per questo nuovo progetto e la cosa più bella sta proprio nel non sapere di preciso cosa succederà su quel palco ma avere la consapevolezza di voler creare nuova Musica insieme fondendo le nostre esperienze e i nostri backgrounds, aprire le orecchie ed il cuore a 360 gradi. Non so di preciso cosa suoneremo ma ci sarà da divertirsi ragazzi!   

La forza del blues: si parte su un palco e si da il là a qualcosa di unico e irripetibile senza aver provato a menadito i pezzi, é una magia?

Dean: Sì! Hai ragione! E’ una magia! Qualche volta capita che questa magia sia reale e tangibile credimi perchè può far parte della nostra vita ogni giorno. D’altra parte i  miracoli accadono durante la vita di tutti i giorni e quindi ogni giorno può essere buono. Oggi avverto una grande magia nell’aria.

Dean, qual è il tuo rapporto che lega la musica di Hendrix alla chitarra di Andrea?

Il mio rapporto tra Jimi e la chitarra di Andrea è soprattutto legato alla passione per la musica, per il blues ed al connettere persone con lo stesso tipo di sensibilità, non parlo di qualcosa di astratto, qui è tutto reale. Andrea ama Hendrix in maniera folle come me e quindi abbiamo un linguaggio estremamente compatibile ed è per questo che è molto facile creare insieme. Tre anni fa, quando incontrai Andrea per la prima volta, arrivai direttamente al locale dove avevamo la “data 0” del tour acustico, poche parole prima di iniziare ed è stato subito un feeling perfetto, come se fossimo cresciuti insieme nello stesso quartiere di New York..questo è fantastico!

Mark sei qui in Europa in tour e ti trovi a Roma stasera, che feeling hai con la nostra città? Ci sei già stato?

Ci sono stato già diverse volte, ma questa è un’occasione speciale perché sono qui per creare un nuovo fantastico progetto e sono davvero contento di questa nuova grande collaborazione. Amo moltissimo Roma, quando cammino per le strade del centro non faccio altro che immaginare scenari dell’Antica Roma e questo mi fa sognare ad occhi aperti visto che sono un grande appassionato di storia..

Mark qual è la tua storia musicale, come hai iniziato?   

Sono originario di St. Louis e questo significa avere una forte connessione col blues, con il fiume Mississippi con  il “Delta”. Ho avuto la fortuna di imparare da tantissimi musicisti come Johnnie Johnson (grandissimo pianista della mia città) Chuck Berry e molti altri, cosa dire, sono molto fortunato perché ho potuto incontrare artisti come questi quando ero molto giovane ed imparare tantissimo da loro.

Secondo te, Dean, nonostante la nostra società sia distratta dai social e trascinata in una sorta di isolamento sociale, la musica riesce a fare da collante?

Questa è una giusta domanda, parlare di isolamento sociale nella terra dei social network onnipresenti nella nostra vita e in quella di un artista ancor di più. Vedi per molti la musica è una sorta di social network (ride), non devi mai fermarti, non ti devi mai isolare, devi continuare a estendere le tue connessioni e sperimentare. Devo confessarti che proprio grazie alla nascita dei social tutto questo avviene in maniera veloce è facile. Per molti è solo lavoro, per molti altri no, molte persone ne abusano, noi a volte ci facciamo anche le prove (ride)] 

Questo evento avrà un seguito o sarà un episodio unico? Farete ancora qualcosa insieme?

Questo concerto sarà unico come tutti i nostri concerti da anni. Dopo queste tre date entreremo in studio di registrazione  e registreremo un intero disco in un solo giorno, fatto alla vecchia maniera, tutti insieme in una grande sala come se fosse una grande tela bianca. Questa è una sfida emozionante: non vedo l’ora. Abbiamo intenzione di portare questo progetto in giro per l’Europa e l’America, vedo molto ben “a fuoco” un grande tour il prossimo anno e questo è fantastico!

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Fabio Bandiera