Güeros, il cinema messicano sulle tracce della Nouvelle Vague

GüerosDebutto dietro la macchina da presa del 35enne Alonso Ruizpalacios, Güeros è stato il film rivelazione del Festival internazionale del Cinema di Berlino nella categoria miglior esordio. Sulle orme della Nouvelle Vague francese questo esordiente regista proveniente dal teatro realizza un road movie nel Messico delle contestazioni giovanili di fine anni ’90. Nonostante Güeros sia la sua opera prima vi si può già leggere una marca autoriale molto forte. Ruizpalacios, originario di Città del Messico, gira in bianco e nero concedendosi libertà creativa estrema, sicuro di sé a tal punto da affidare a uno dei personaggi uno sfogo (auto)ironico sui generis: “maledetti film messicani, prendono una manciata di poveracci, girano in bianco e nero e la chiamano arte!”.

Güeros è un vortice di emozioni agli antipodi: diverte, commuove e riesce a sorprendere lo spettatore grazie alla sua estetica discontinua e alla poesia della narrazione. La storia è semplice, ma al tempo stesso ricca di arguzia e tenero lirismo: Tomás, dopo aver combinato l’ennesimo guaio, viene spedito dalla madre a stare da suo fratello maggiore Fede e dall’amico di lui, Santos, a Città del Messico. Il passatempo preferito del giovane è ascoltare sempre la stessa audiocassetta: quella di tale Epigmenio Cruz, praticamente un pilastro nazionale, colui che con la sua musica “una volta ha fatto piangere Bob Dylan” e che avrebbe dovuto salvare il rock nazionale dalla rovina. La vita dei tre, chiusi in casa in segno di ostinata protesta contro le contestazioni giovanili in corso nelle università del Paese, scorre in una placida monotonia, finché Tomás non scopre che il suo idolo è ricoverato in un ospedale della Capitale. Il trio inizia allora un grottesco viaggio nel Paese e nelle sue contraddizioni, destreggiandosi tra situazioni in bilico tra serio e faceto, tra miraggi e realtà.

GüerosAlla figura di Epigmenio Cruz, vecchio cantautore popolare dalla carriera ormai in declino, il film affida tutte le speranze dei suoi protagonisti e di un Paese e una generazione alla difficile ricerca di un’identità comune, affiancando alla leggerezza della narrazione per immagini un sottotesto ricco di contenuti sociali e politici. Dietro Güeros non c’è una grande storia, eppure non si può non restare incantati dal modo di raccontare di Ruizpalacios, dalla sua capacità di riempire lo schermo cinematografico di una bellezza semplice ma commovente. Per tutti questi motivi la pellicola si inserisce come una ventata di freschezza nel panorama cinematografico messicano, guadagnandosi, a ragione, il titolo di uno tra i migliori debutti cinematografici dell’anno. “Essere giovani e non essere rivoluzionari è una contraddizione”, si legge a grandi lettere in uno dei luoghi del filmUn film ribelle, un inno appassionato alla vita e all’idealismo.

 

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Viola D'Elia

Nata 27 anni fa, ha vissuto a Roma, Istanbul e in India. Sempre pronta a fare le valigie, sogna di vedere ogni angolo di mondo. Oltre a coltivare ambizioni alla Jules Verne, i suoi interessi includono accumulare libri, la musica e il cinema. E’ capace di commuoversi ogni volta che rivede Hugo Cabret; ama scrivere e fare domande, ma non riceverne. Specialmente di lunedì mattina. Crede fermamente nella filosofia di Big Fish: «Tenuto in un piccolo vaso il pesce rosso rimarrà piccolo, in uno spazio maggiore esso raddoppia, triplica o quadruplica la sua grandezza».