Gemme dell’Impressionismo, da Washington a Roma

La collezione proviene direttamente da uno dei musei più importanti del mondo, National Gallery of Art di Washington, e sarà presente a Roma fino al 23 febbraio. Location? Ara Pacis che equivale a dire meraviglia e romanità, un luogo la cui atmosfera fatta di colori e sfumature di luce avvolge la magia delle opere d’arte. Gemme dell’Impressionismo. Dipinti della National Gallery of Art di Washington. Da Monet a Renoir da Van Gogh a Bonnard è il vero titolo dell’esibizione, non concentrato è vero ma i contenuti sono talmente ampi… Sei, otto. Sono sessantotto le opere che esprimono il percorso impressionista svolto da gran parte degli artisti dell’Ottocento. Si parte dal significato del termine – tanto abusato forse perché rassicura il grande pubblico – e dalla storia del movimento passando quindi per La pittura en plein air e i Precursori. Ritratti e autoritratti attraggono come sempre lo spettatore incitandolo a comprendere la mente dell’artista, chi è, perché “fa della sua vita un’opera d’arte”. Ci sono anche Le nuove scoperte scientifiche che analizzano la rilevanza impressionista non tanto nei contenuti quanto nella tecnica; Donne, amiche, modelle è la sezione dedicata alle figure femminili che hanno ispirato gli artisti. Cugine, fidanzate, mogli, sconosciute, sorelle… Mai tanto belle ma sempre affascinanti. {ads1} Dalle muse si passa alla Natura morta esposta in un breve corridoio, piccola culla di grande maestria. Dopo Bonnard e Vuillard (L’eredità dell’Impressionismo) Mary Morton – responsabile del Dipartimento Pittura Francese della National Gallery – ha ben pensato di realizzare una sorta di appello che analizza in breve ogni singolo pittore tra cui Claude Monet (Argenteuil, 1872), Pierre-Auguste Renoir (Cogliendo fiori, 1875), Vincent Van Gogh (Campo di tulipani, 1883). Alla fine del percorso c’è un video dedicato a Paul Mellon che insieme alla sorella Ailsa Mellon Bruce hanno portato avanti la collezione originaria del padre Andrew W. Mellon. Sì, una sorta di mecenatismo che definisce la mostra “intimate Impressionism”: tutto sta nel godersi personalmente le opere. Ed è ciò che deve provare a fare il grande pubblico la cui reazione è la prova del nove.

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Silvia Vetere

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