Frida Kahlo: una rondine dal Messico a Roma

Mai come nel caso di Frida Kahlo alzare il sipario sull’anima dell’artista diventa doveroso per apprezzarne le opere: in 55 autoritratti, più di un un terzo dell’intera produzione artistica, è dipinto il piglio fiero e tencace con cui la pittrice ha combattuto una vita incessantemente dolorosa. Due donne, Priscilla Giuliacci alla regia e Maria Grazia Adamo sul palco, raccontano in un monologo intimo e forte una delle figure femminili più rilevanti del ‘900, attiva in prima linea nella rivoluzione messicana di inizio secolo ed emblema del femminismo degli anni ’70. Prigioniera di un corpo martoriato da ripetuti incidenti fisici, fece installare sopra il suo letto uno specchio “Dipingo me perché sono spesso sola. Volevo viaggiare in tutto il mondo e invece dopo l’incidente non sono andata da nessuna parte se non dentro di me.” Cinquant’anni dopo la sua scomparsa, la Adamo restituisce una nuova voce ai ritratti eterni dell’artista, cucendosi sul volto un’espressione serena e beffarda, la stessa che la piccola Frida sfoggia orgogliosa nella foto di famiglia dei suoi 14 anni, quando, con indosso giacca e cravatta, si travestì da uomo, scatenando l’ira della madre. {ads1}

Tre piccoli sipari dividono la scena e si aprono uno dopo l’altro sulle stanze di Frida: sulla sinistra il filo dei panni stesi racconta la convivenza e l’amore maturo per Diego Rivera, a destra cappello e bastone svelano la sua sessualità ambigua, l’infedeltà e l’amore per le donne, l’esuberanza culturale con cui sfidò le convenzioni borghesi e i ruoli sessuali codificati. Scegliendo la strada delle memorie personali, lo spettacolo scansa l’aspetto professionale in senso stretto conosciuto ai più, evitando ogni accenno al contesto artistico coevo, e alle ridondanti polemiche sulla presunta appartenenza della Kahlo al movimento surrealista, che tanto hanno infiammato i critici negli anni. Su una grande tela ricavata al centro del palco scorre troppo velocemente un rapido omaggio ai dipinti più famosi, forse meritevoli di un ruolo scenico più massiccio perchè vi si possa cogliere la complessa emotività della pittrice.

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Eva Elisabetta Zuccari

Per lavoro e per passione racconto storie. Dalle esistenze straordinarie di persone comuni ai "pancini sospetti" del Gossip. Giornalista in divenire, classe 1989, curiosa. Spio tutto e tutti: voi non sapete chi sono io, ma io potrei già sapere chi siete voi.

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