Fotogramma della maternità ai tempi del Covid-19

Mille artisti sparsi per la città, concerti, installazioni, performance e musei aperti dalle 14:00 alle 20:00 del primo gennaio. Così la Capitale si preparava ad accogliere il 2020 con la Festa di Roma. Un capodanno da vivere in piazza, per le vie del centro o lungo il Tevere, aggregati. E mentre il 2019 se ne andava sulle note delle hit estive ancora in voga, nessuno poteva immaginare quello che aveva in serbo il 2020, nessuno poteva immaginare che quell’aggregazione che aveva dato il benvenuto al nuovo anno presto ci sarebbe stata negata per contenere qualcosa andato al di sopra del nostro controllo.

Nove marzo 2020: l’Italia intera viene dichiarata zona rossa, la nazione deve fermarsi per fermare un nemico invisibile che, forse preso sottogamba dalle masse inizialmente, forse ritenuto troppo lontano dalla nostra realtà, ha fatto la sua inesorabile avanzata.  Il Coronavirus dal dicembre 2019 ad oggi ha valicato centinaia di confini, obbligando paesi interi allo stop, al distanziamento gli uni dagli altri per contenere il contagio. 

maternità ai tempi del covid-19È così che le strade italiane hanno dovuto cedere il passo al silenzio e la popolazione è obbligata all’ascolto proprio di quel silenzio e del significato di cui è pregno. Si è dovuto fare i conti inizialmente con la massa, una massa che si è trovata ad essere investita contemporaneamente da un unico problema comune, la nostra anima collettiva si è spostata necessariamente dai locali all’intimità delle nostre case, mossa dall’appresa consapevolezza, dello schiaffo che ci ha dato la gravità della situazione nelle terapie intensive. 

Tra le cose che possono rincuorarci, o per lo meno aiutare il nostro spirito, c’è l’arte: la bellezza che salverà il mondo o per lo meno la nostra identità. Con modalità diverse si possono fare visite guidate e video passeggiate per i corridori delle mostre in programma. artProprio nel mese di Marzo Mantova doveva essere il palcoscenico della Biennale della Fotografia Femminile. Ovviamente la Biennale attualmente è sospesa fino a data da destinarsi, ma sono partite le visite virtuali alle mostre previste. L’arte trova altre vie e non si ferma, come Cristina Cosmano, fotografa e reporter che con il suo lavoro sul “lato oscuro della maternità” concorre alla Biennale della Fotografia Femminile. 

Oggi la Cosmano ci ha regalato un altro spaccato di vita, quello della maternità ai tempi della pandemia. Quella che per i più piccoli all’inizio era sembrata una lunga vacanza dove si guardavano i cartoni anche al mattino, piano piano si è trasformata in qualcosa di diverso: al parco non si può più mettere piede, se si incontra un compagno di classe non si può salutare con un abbraccio, i nonni meglio non andarli a trovare, per tutelarli. Ed è così che, mentre fuori sboccia la primavera, la routine dei bambini è cambiata ed anche quella dei genitori. 

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La Cosmano ci ha regalato questo nuovo capitolo work in progress di immagini “un po’ claustrofobiche” -come le ha definite lei stessa-, ma d’altronde è quello che si vive in casa con tanti bambini immortalato nella bellezza dei suoi fotogrammi. 

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Sicuramente i bambini riescono ad inventare nuovi mondi all’interno delle case in cui sono costretti a rimanere per la loro tutela, la fatica è dei grandi: è faticoso riuscire a stare dietro la fantasia dei bambini, rispondere alla loro disarmante sincerità con parole altrettanto sincere, ma dosate all’occorrenza. Sicuramente i più piccoli, quando si tornerà alla normalità e quegli arcobaleni che si sono trovati a disegnare avranno un piacevole epilogo, sapranno dare il giusto senso ad un abbraccio ritrovato.

E noi a quella stretta di un palmo col palmo, a quel semplice gesto che appartiene alla nostra cultura e che ci è interdetto ora, sapremo dare un senso ritrovato?

Siamo stati costretti ad avanzare con una mano più delicata nel fare della vita, ad abbandonare la frenesia, a dilatare la nostra comprensione al tutto e non al singolo, a capire che le nostre azioni hanno una risonanza globale. La risposta della natura non ci era bastata per capirlo, credevamo fosse sufficiente nascondere le polveri sotto il tappeto delle sale dei grandi congressi accessibili a pochi -con risonanza su molti- e girarci verso lo spettacolo del profitto davanti all’asma della terra. Ora siamo noi a tossire per i fumi di un incendio che, forse, abbiamo appiccato proprio noi. 

 

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Twitter: @amiraabdel13

Tutti i diritti delle foto sono riservati a Cristina Cosmano

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Amira Abdel Shahid Ahmed Ibrahim

Amira Abd El Shahid Ahmed Ibrahim è nata a Roma, nonostante il nome che sembra uscito da un documentario di Super Quark e il cognome così lungo da convincere il funzionario dell’anagrafe a cambiare mestiere il giorno in cui è venuta alla luce possano depistare circa il suo luogo di nascita. Nata sotto il segno dei pesci è una meticcia: metà del sangue che le scorre nelle vene è arabo. Condivide la sua dimora con due gatti grassi, predilige alla maggior parte delle persone i quadrupedi che non hanno il dono della parola, ma all’occorrenza si adatta a interagire con il genere umano. Dopo la cucina, arte nella quale si diletta spesso per rendere chi la circonda una persona più felice e l’arricciarsi i capelli, Amira ha anche degli hobbies che implicano l’uso del suo quoziente intellettivo come: leggere e scrivere. Due funzioni di elementare apprendimento che lei svolge con grande passione. Collabora con il quotidiano on-line Lineadiretta24 dal novembre 2013. Caporedattrice della rubrica di viaggi dal 2016. Leggermente sindacalista dentro odia le ingiustizie che “affollano” il pianeta. Conta di cambiare il mondo un giorno, o di conquistarlo.