Fantasticherie di un passeggiatore solitario: il fascino delle storie incompiute

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Approda nelle sale il 26 novembre Fantasticherie di un passeggiatore solitario, atto di coraggio dell’esordiente Paolo Gaudio. Dopo il progetto di un cortometraggio che non aveva soddisfatto le sue aspettative al punto da doverlo abbandonare, il giovane regista ha portato a termine un’opera audace e sfrontata, diversa da tutto ciò a cui siamo abituati. Sullo schermo riconosciamo le influenze che hanno guidato Gaudio nella realizzazione del film, dalla sua laurea in filosofia al suo amore per gli effetti speciali, che ci confida essere cresciuto con i film di Gilliam, Burton, Zemeckis e le animazioni di Phil Tippett e Harryhausen. Il risultato è un film con tecnica mista, che applica la stop motion alla fragile infantilità della plastilina e ad un nuovo concetto di live action, un prodotto che siamo soliti aspettarci da paesi come America e Francia ma con il quale raramente si cimentano i registi nostrani.

Oltre che su più piani tecnici la pellicola vede la sovrapposizione di più piani narrativi e temporali, in cui tre personaggi appartenenti a tre epoche diverse si trovano uniti da un capolavoro letterario incompiuto: Fantasticherie di un passeggiatore solitario, libro senza finale e ricettario fantastico scritto da Jean Jacques Renou (Luca Lionello), scrittore del 1976, letto da Theo (Lorenzo Monaco), studente di filosofia dei giorni d’oggi e vissuto dal bambino che ne è protagonista. Personaggi gravati da un peso, quello dei propri genitori, che attraverso successi o fallimenti non permettono loro di essere liberi. Il regista invita a una riflessione sul rapporto generazionale attraverso la creazione di protagonisti profondamente umani, caratterizzati come noi da debolezze, errori e fallimenti.

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La pellicola è densa di riferimenti e citazioni di autori di libri incompiuti, i quali rappresentano l’imprevedibilità della vita, più forte di ogni volontà e in grado di soverchiare anche il libero arbitrio, ma al tempo stesso la possibilità di inventare un finale migliore, come quello che Theo vorrebbe dare alla sua tragica infanzia. Fantasticherie è una favola malinconica e grottesca, che parla di sensi di colpa, sconfitte e ossessioni, quella di Renou per la sua scrittura e quella di Theo, che non ama i finali ma che vuole completare la Fantasticheria numero 23, seppur consapevole del suo fallimento. Una passeggiata senza meta, in cui ogni punto di arrivo è anche un nuovo punto di partenza.

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Chiara Surini

Nasce nel centro di roma quasi 25 anni fa ma sente di non appartenere nemmeno un po' a questa città tanto bella quanto caotica, ama viaggiare e perdersi in vicoli antichi di posti sempre nuovi. Cresce a pane, cinema e libri e inizia a scrivere da bambina per somigliare un po' ai suoi amici di carta e dar vita ai buffi personaggi che da sempre abitano nella sua testa. Ha vissuto per un anno in Inghilterra e ha imparato che bisogna avere un'anima colorata per non lasciarsi tingere da tanto grigio. Si è laureata in Lingue e Culture Straniere e continua a credere che le parole siano le uniche vere armi in grado di cambiare il mondo. Si è sempre sentita vicina a Madame Michel, "fuori è protetta da aculei, una vera e propria fortezza, ma ho il sospetto che dentro sia semplice e raffinata come i ricci, animaletti fintamente indolenti, risolutamente solitari e terribilmente eleganti".