“Facciamo che”, se la ricchezza è dentro di noi

Domenica 25 Ottobre va in scena a Centrale Preneste Teatro, “Facciamo che…”, uno spettacolo scritto e diretto da Giorgia Conteduca e Dario Vandelli, in scena insieme a Pamela Vicari. “Facciamo che” è un lavoro teatrale e musicale fuori dal tempo e dallo spazio che porta in scena due orfanelli e un senza tetto. Ce lo racconta la regista e attrice Giorgia Conteduca.

Facciamo che…” si ispira alle Fiabe Italiane. Cercando di essere più specifici, cosa ha in comune questo spettacolo con la raccolta di Calvino?

Dalla ricchissima raccolta “Fiabe Italiane” sono stati estrapolati solo quattro racconti, dalla tradizione dell’Italia settentrionale a quella meridionale, passando per il centro. Ci interessava mantenere il più possibile il “folklore” del linguaggio con cui Calvino ha trascritto fiabe e novelle tipiche del nostro paese. Possiamo dire, dunque, di aver conservato un registro colorato e popolare, affiancato ad una narrazione più neutra e lineare.

Partendo da una condizione di povertà, lo spettacolo vuole indagare le infinite possibilità che si aprono quando non si considera la ricchezza come necessità imprescindibile. Stiamo provando quindi a spiegare a un pubblico molto giovane un valore fondamentale per la realizzazione personale che, speriamo possa essere colto anche agli adulti. Tuttavia non si tratta di un tema leggero, né tantomeno semplice. In che modo avete deciso di affrontarlo?

Abbiamo pensato di mostrare come la semplice narrazione sia un gioco infinito ma accessibile, grazie alla quale è possibile aprire immaginari fantastici e vivaci. Come avverrà ai due protagonisti, ci piacerebbe che le nuove generazioni di bambini e bambine imparassero a provare la sensazione di “giocare con niente o con poco”, senza ricercare voracemente nuovi giocattoli o nuove attività con cui riempire ogni istante della giornata. Pensiamo che, a volte, solo una sana e giusta noia possa stimolare le loro menti distratte dai tanti, troppi, input esterni. La bellezza, la ricchezza, l’infinito, sono solo dentro di noi.

Da dove provengono gli oggetti di riciclo adoperati per la scenografia?

Sono dei banali cartoni da supermercato, carta di giornale, bottiglie di plastica, latte di pelati e altri piccoli oggetti d’uso quotidiano come spazzoloni o sturalavandini. Materiali rimediati che, all’occorrenza, possono diventare qualcosa di diverso e, perché no, più divertenti degli originali. Una denuncia al consumismo e agli eccessivi costi di produzione, ma anche una vera e propria scelta stilistica!

Cos’è Ondadurto e come si pone questo spettacolo nel lavoro della compagnia?

Facciamo parte della Compagnia Internazionale Ondadurto ma il nostro lavoro con il teatro nasce con la compagnia Oltreilfiume, che ci occupa principalmente di teatro ragazzi e si è formata intorno alla spettacolo “Il villaggio oltre il fiume” ispirato al film “La città incantata di Hayao Miyazaki, nonché e soprattutto al libro che sta alla base del film, “Il meraviglioso paese oltre la nebbia”, andato in scena su questo stesso palco durante la scorsa stagione del Centrale Preneste Teatro.

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Lavinia Martini