Elegante spionaggio di Michele Placido e folle bellezza per Pappi Corsicato

Si comincia come al solito alle nove di mattina. Questa volta con “Il cecchino” di Michele Placido che torna sul grande schermo. Questa volta da dietro le quinte, dalla sedia del regista. Dopo “Romanzo criminale” e “Vallanzasca – Gli angeli del male” l’attore-regista-sceneggiatore torna con un film sullo spionaggio. Lo si poteva immaginare? Sì, ma si rimane coinvolti e toccati da questo “poliziesco esplosivo di marca francese”. Francese, avete letto bene. “Il cecchino” è una storia ambientata a Parigi e lascia allo spettatore un’allure tutta italiana. Da una parte la Francia, elegante, pittoresca e suggestiva, dall’altra l’Italia, amena, intensa e piacevole. “Il cecchino” è proprio questo. È complesso ma curato nel dettaglio, va oltre il classico poliziesco. È un elegante film di spionaggio diretto da un meccanico. Il ruolo di Michele Placido nel film, è chiaro.

 

Bellezza ed estetica sono le protagoniste di “Il volto di un’altra” diretto da Pappi Corsicato. Avete presente il mondo finto e impressionante di Nicole Kidman in “La donna perfetta” di Frank Oz? Le sensazioni che provoca questo film in concorso al festival sono le stesse. Attrazione e repulsione, follia e piacere, incredulità e stupore. È strano. I protagonisti sono interpretati da Laura Chiatti e Alessandro Preziosi, da una parte la Crudelia de Mon del 2012 che “donerebbe un rene pur di non indossare un paio di ballerine”, dall’altra un “professionale chirurgo estetico” che preferisce operare in assenza di colori, solo bianco e nero, perché non gradisce la vista del sangue. Pappi Corsicato dipinge uno scorcio dell’Italia scegliendo quella parte in cui una suora corrotta e lo sfruttamento della beneficenza sono all’ordine del giorno. Quella parte in cui un evento spiacevole come un incidente diventa un’attrazione e viene schiaffato in prima pagina per giorni.

 

Da sottolineare la fotografia del film. Bella. Non ci sono altre parole. Bella come il nome della protagonista, armoniosa nel suo squilibrio, audace nella sua follia. A volte si ha la sensazione di essere entrati in uno shooting fotografico di Vogue dove regnano impeccabilità e ricercatezza, l’alta moda. Niente nella vita dell’insana coppia si scompone, neanche quando si concedono a una danza “scatenata” in stile Uma Thurman in “Pulp Fiction”. Pappi Corsicato ha trasformato una rivista patinata, inclusi qualità e vizi. Il pomeriggio del quarto giorno del festival si chiude con “Jungle love” di Sherad Anthony Sanchez. La storia – inesistente – è ambientata in una foresta delle Filippine in cui vi si ritrovano inghiottiti una donna e un bambino, due giovani esploratori e una guida. Ritroveranno se stessi? Lo scoprirete. Solo vivendo? No, semplicemente rimanendo incollati alla poltrona, ma dubito che ci riusciate. 

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Silvia Vetere

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