È Stato la Mafia: Travaglio alla Sala Umberto racconta la trattativa Stato-Mafia

La sua sterminata produzione come saggista e giornalista, oltre al pezzo di storia della televisione iniziato come ospite di Luttazzi e scritto poi  al fianco di Santoro, hanno contribuito a un successo di lettori, telespettatori e internauti che non ha probabilmente eguali in questo momento nel panorama giornalistico  italiano.  Il lavoro teatrale inizia nel 2009 con Promemoria e prosegue  due anni dopo con Anestesia totale,  fino all’ultima  fatica È Stato la Mafia, in scena dal 24 Settembre al teatro Sala Umberto di Roma. Come per il lavoro precedente  anche qui il testo vero e proprio è sostenuto dagli inserti più propriamente recitativi di Isabella Ferrari e gli accompagnamenti musicali di Valentino Corvino. La scenografia  minima è composta da due poltrone rosse, la postazione del musicista con computer portatile a vista e un cavalletto dove vengono posti di volta in volta  manifesti che ritraggono gli autori degli stralci letti dalla Ferrari: Gaber, Flaiano, Pasolini, Pertini e Calamandrei.

Travaglio stesso definisce la rappresentazione come un racconto teatrale più che uno spettacolo, sottolineando come lo scopo della messa in scena sia  principalmente informativo: il pubblico lo sa, ascolta interessato e sembra gradire i passaggi dove la suggestione scenica da respiro al monologare del giornalista. Per le letture interpretate la Ferrari si affida a uno stile asciutto ed essenziale, chiaro ed esplicativo, adeguato per i passaggi di Pertini e Calamandrei, ma che non coglie l’umorismo amaro e la potenza espressiva originale del monologo di Gaber, viaggia almeno una nota sotto alla lucida ironia del  pezzo di Flaiano e non rende onore alla passione del j’accuse pasoliniano. Corvino suona il violino e i bicchieri di cristallo, massaggia la tastiera e sfuma con effetti elettronici il rincorrersi di musica e parole. La storia della trattativa Stato-Mafia affonda le proprie radici alla fine degli anni 80 quando, a causa delle condanne del maxiprocesso, si incrina il rapporto di fiducia tra la cupola e il sistema di potere andreottiano in Sicilia, uno scandalo che, tra insabbiamenti e rivelazioni dei pentiti, arriva fino a oggi. L’ombra che esso getta su più di vent’anni di storia italiana accusa, con diversi gradi di responsabilità, governi e politici di tutti i colori,  le più alte istituzioni dello Stato, i vertici delle forze dell’ordine e della magistratura. Una vicenda dalle implicazioni enormi, macchiata dal sangue di almeno quattro stragi, accertata nelle sentenze giudiziarie ma nascosta e rimossa, scientemente, dalla coscienza collettiva delle paese, di cui ascoltiamo in sala la metodica ricostruzione e lo scioccante disvelamento. {ads1} La logica di Travaglio è implacabile come sempre, i riferimenti controfattuali precisi e rigorosi,  l’esposizione analizza la tragicità del tema lasciando che gli aspetti paradossali emergano con maggiore incisività, il sarcasmo del giornalista strappa risate amare. Giocando col pubblico Travaglio mette alla berlina  l’inadeguatezza e la complicità intellettuale di coloro che, avendone il potere, avrebbero dovuto vigilare sulla trattativa e hanno finito con l’avallarla, coprirla e negarla per calcolo personale o presunte ragioni istituzionali, operando al di fuori di ogni quadro costituzionale. Ne esce il ritratto di una classe dirigente ridotta a un intreccio di ricatti incrociati, dove tutti sono compromessi e seguendo lo stesso criterio  vengono selezionati i nuovi delfini. Ne esce, per l’ennesima volta nella nostra storia recente, l’immagine  di Stato e Mafia gemelli siamesi, saldati l’uno all’altra in una zona grigia dove funzionari senza nome e picciotti portano messaggi tra i due corpi che si vorrebbero separati e contrapposti. L’applauso finale si potrebbe liquidare come quello di un pubblico informato che vuole essere ri-informato in un rito catartico e autoassolutorio, ma chi lo facesse non renderebbe giustizia alla verità decisiva che questi fatti gravissimi sono avvenuti, senza essere  raccontati e soprattutto spiegati. Spiegati al tempo in cui, finalmente cittadini,  avremmo potuto forse contribuire a impedirli. Rimane la memoria delle vittime delle stragi che, da Portella della Ginestra a Via D’Amelio, merita di essere perpetuata insieme alla denuncia tradita che ancora le accompagna.

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Daniele Trovato

Scrittore, blogger, sceneggiatore, attore e autore teatrale, collabora stabilmente con la testata online www.lineadiretta24.it dove si occupa di Esteri, di Cultura e Spettacolo, collabora inoltre col cartaceo RomaAmor Magazine. Per la narrativa ha pubblicato il romanzo “Ali e corazza” (Autodafé, 2011) e la raccolta di racconti Filosofavole (Smasher, 2014), un suo testo partecipa alla raccolta “Racconti Mondiali” (Autodafé, 2014). Per il teatro le sue opere sono comparse sulle riviste Sipario e Perlascena. Ha due lauree e vive a Roma. Twitter: @aramcheck76

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