I De Core: da Rebibbia a Sanremo Rock. L’inclusione dell’arte

Puoi privare l’uomo della sua libertà,
ma non puoi privare il suo cuore dell’arte che vi abita.

Dal carcere di Rebibbia al palco di Sanremo Rock: è la storia dei De Core, un duo nato in un contesto di privazione. I De Core, con il loro brano Es Vedrà, parteciperanno alle semifinali che si terranno a Carsoli di Sanremo Rock, contest dedicato ai cantanti o gruppi emergenti del panorama rock italiano. Sanremo Rock nasce negli anni 80, proprio nella città simbolo della più celebre manifestazione musicale italiana; l’obiettivo è quello di offrire una vetrina agli artisti emergenti che vi partecipano dopo un’accurata selezione.
In quest’edizione Carlo e Mauro -in arte De Core- sono un bellissimo esempio di inclusione e di quanto l’arte, in ogni sua forma, sia priva di ogni tipo di discriminazione.

de coreMauro Armuzzi e Carlo Bnà si ritrovano insieme nel carcere di Rebibbia. La loro ala detentiva ospitava una vecchia sala prove allestita da MTV nel 2008 che si rivelerà essere la culla del loro duo. Per i due inizia un percorso interiore, di scoperta e rinascita, che li porterà a coinvolgere tutti gli altri detenuti: a Rebibbia incidono la loro prima canzone e iniziano a fare molti concerti all’interno del carcere nei loro anni di reclusione.

Mauro Armuzzi: “Musica che scorre nelle vene, un groove che apre la mente e azzera le distanze. Uno stile urban contaminato da esperienze di vita, testi di rivoluzione e di amore e la passione che si espande attraverso le note, scrivendo canti che vengono dal cuore. Da qui il nome. DE CORE” .

Alla bellezza della musica poi si è accostata quella del teatro: Carlo e Mauro hanno iniziato anche a scrivere spettacoli che de corevenivano diretti ed interpretati dagli altri detenuti. Tutto questo è poi sfociato nell’associazione culturale “Chi come noi, fondata grazie all’aiuto di musicisti, attori e pittori, con il fine di creare un ponte artistico tra quello che veniva realizzato nel centro di detenzione ed il mondo esterno. In seguito a due evasioni il direttore ed il comandante dell’istituto vennero sostituiti con il fine di far attuare una linea più dura, così la sala prove venne smantellata.

In un sistema coercitivo e punitivo troppo spesso vengono messi da parte o dimenticati due fattori molto importanti: le carceri punitive hanno un basso tasso di successo in termini di “rieducazione” e i detenuti -almeno in parte- un giorno dovranno confrontarsi nuovamente con il mondo esterno. Un individuo che riesce ad inserirsi in maniera non traumatica all’interno di una società è meno incentivato a compiere reati. La discriminazione e l’emarginazione sociale sono tra i fattori che incentivano le persone a compiere atti illeciti o ad essere manipolati da gruppi con atteggiamenti devianti. Un esempio lampante proviene dalla prigione di  Halden, in Norvegia. La costruzione e l’organizzazione di questa prigione seguono il principio secondo cui è necessario che i detenuti siano trattati umanamente affinché abbiano maggiori possibilità di reinserimento nella società. La prigione è dotata di uno studio di registrazione, percorsi per fare sport, una cucina comune ed una foresteria per i parenti che fanno visita ai detenuti. In cinque anni i casi di evasione sono pari a 0.

Ad oggi Carlo ha scontato interamente la sua condanna mentre Mauro si trova ancora nello stato di detenzione domiciliare, ma questo non ha ostacolato la loro partecipazione alle semifinali di Sanremo Rock. La produzione si occuperà di effettuare gli iter burocratici per le richieste necessarie al Magistrato di sorveglianza per permettere a Mauro di partecipare alle esibizioni. Mauro, cantautore del duo, ha anche scritto una autobiografiaLa Santa Suerte, una Storia Underground” che sarà pubblicata a luglio dalla compagnia editoriale Aliberti.

Tocca a noi trasformare il dolore ed è veramente libero chi ce la fa, Mauro e Carlo lo hanno trasformato in arte e proprio in questa hanno trovato la loro vera libertà.

Vai alla homepage di LineaDiretta24

Leggi altri articoli dello stesso autore

Twitter: @amiraabdel13

Vuoi commentare l'articolo?

Amira Abdel Shahid Ahmed Ibrahim

Amira Abd El Shahid Ahmed Ibrahim è nata a Roma, nonostante il nome che sembra uscito da un documentario di Super Quark e il cognome così lungo da convincere il funzionario dell’anagrafe a cambiare mestiere il giorno in cui è venuta alla luce possano depistare circa il suo luogo di nascita. Nata sotto il segno dei pesci è una meticcia: metà del sangue che le scorre nelle vene è arabo. Condivide la sua dimora con due gatti grassi, predilige alla maggior parte delle persone i quadrupedi che non hanno il dono della parola, ma all’occorrenza si adatta a interagire con il genere umano. Dopo la cucina, arte nella quale si diletta spesso per rendere chi la circonda una persona più felice e l’arricciarsi i capelli, Amira ha anche degli hobbies che implicano l’uso del suo quoziente intellettivo come: leggere e scrivere. Due funzioni di elementare apprendimento che lei svolge con grande passione. Collabora con il quotidiano on-line Lineadiretta24 dal novembre 2013. Caporedattrice della rubrica di viaggi dal 2016. Leggermente sindacalista dentro odia le ingiustizie che “affollano” il pianeta. Conta di cambiare il mondo un giorno, o di conquistarlo.