Cinema: Tutto sua madre, la recensione

Una commedia, scritta diretta e interpretata da Guillaume Gallienne, che prima di essere un film è stata una pièce teatrale di successo. Presentato a Cannes e accolto con favore dalla critica, ha vinto l’ART Cinema Award e il Prix de la SACD nella selezione Quinzaine des réalisateurs; al festival del film francofono d’Angoulême 2013 è stato insignito del Valois d’or e del Prix du public; al festival di Deauville ha vinto il Prix Michel d’Ornano.
Arriva ora sugli schermi italiani dopo un buon successo in patria dove in sole due settimane di programmazione ha incassato una cifra come 7 milioni di euro. Il titolo originale è Les Garçons et Guillaume, à table ! e prende spunto dall’infanzia di Guillaume. Era questa la frase con cui l’onnipresente madre lo invitava a sedersi a tavola insieme ai due fratelli. In italiano certo il titolo risulta meno incisivo, ma è ben incentrato su quella che è la figura attorno a cui ruota tutto il film: la madre appunto. Questa donna sempre di cattivo umore, un po’ isterica e perennemente con la sigaretta fra le dita ha da sempre considerato il figlio gay. E il povero Guillaume, sensibile e innamorato della madre, l’ha sempre assecondata fino a convincersi di essere una donna. Sarà proprio la madre a convincerlo definitivamente di essere omosessuale e ancora una volta il ragazzo cercherà di assecondarla tentando rocamboleschi approcci con uomini più o meno improbabili.
Ma alla fine, dopo tanteavventure, l’amore arriverà anche per Guillaume!

 Tutto sua madre è un film in equilibrio fra cinema e teatro, tra dramma e commedia, ottimamente interpretato da Guillaume Gallienne nel doppio ruolo di figlio e madre (davvero difficile riconoscerlo, almeno all’inizio). Il ritmo è sostenuto grazie anche ai continui cambi di location, tra Spagna, Inghilterra e Francia, ma soprattutto grazie alle mille situazioni in cui il protagonista è sempre impegnato a destreggiarsi. Un film senz’altro ben congeniato, ma resta la sensazione che manchi qualcosa, forse quella profondità in più che avrebbe contribuito a delineare meglio i personaggi e a rendere ancora più intensa la parte finale che è una vera e propria dichiarazione d’amore per tutte le donne.

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Graziella Travaglini

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