Cinema: The wolf of Wall street

I film sull’alta finanza sono ormai uno dei generi di hollywood. Denaro, donne, frodi, traffici, magnati di successo e in rovina ne sono gli stereotipi. Il lupo di Wall Street li contiene tutti ma non è certo un film già visto. Scorsese, dopo la parentesi metacinematografica di Hugo Cabret, torna al cinismo dei suoi migliori gangster movie. Non parliamo però né di mafia né di gioco d’azzardo, il protagonista è un self-made man, arrivato in punta di piedi nel groviglio di Wall street non ne viene ingoiato ma arriva a dettarne le regole. Di Caprio, che ha fortemente voluto il film (ne è anche produttore), mette in Jordan Belfort la sua follia artistica. Forse nemmeno questa volta si rimarrà sorpresi di un mancato Oscar, ma sarebbe oltraggioso non ammettere che ne meriterebbe uno per ogni film. {ads1}

 Ogni lupo ha il suo branco e la sintonia tra Scorsese e Di Caprio, perfetta già da Gangs of New York, non è l’unica garanzia. The wolf of Wall Street vanta un cast artistico che si dimostra all’altezza delle esigenze del regista, uno su tutti Donnie Azoff, che non ha affatto l’aspetto di un affascinante broker ma è più che credibile nella parte del braccio destro di Belfort. Lui come i suoi soci è un uomo senza limiti, non sa niente di finanza ma ha lo stesso “Dio” del suo capo, il denaro, e insieme arriveranno a comprare tutto quello di cui vorranno essere schiavi. Fin dal prologo, in un montaggio serrato che si manterrà per tutta la prima ora, si anticipa l’esasperazione e la scelleratezza di tutto il film, spiegata con distaccata consapevolezza dal guru Matthew McConaughey, a cui purtroppo è affidato solo un cameo.

Il film è esagerato, osceno, provocatorio. Girato in totale libertà e spregiudicatezza quasi si fatica a credere che questa sia la regia di un settantenne. Jordan Belfort è acclamato dal suo staff durante i suoi discorsi da motivatore e in qualche sequenza volge lo sguardo in macchina come se volesse far preda anche lo spettatore. L’empatia col personaggio è inevitabile ma Scorsese non fa morale (per fortuna). Il lupo di Wall Street è il viaggio epico nella vita di un giovane uomo che ha costruito e distrutto il suo successo inseguendo la stessa ambizione. Lo sviluppo del film segue la parabola del protagonista: dopo un’irrefrenabile prima ora cala nella seconda parte toccando scene trash e ridondanti, come la vita di Belfort. Scorsese torna a essere un geniale “cattivo” maestro facendoci amare i suoi personaggi peggiori.

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Valentina De Vincenti

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