Cinema: Da Quasi Amici a Troppo Amici

La formula (e il titolo) sono quasi gli stessi, tanto da fare incappare inizialmente qualche spettatore nell’errore di considerarlo un sequel di Quasi Amici, commedia che lo scorso anno ebbe il plauso della critica e un clamoroso successo di pubblico.

Troppo amici è un film corale. Il ritratto della bizzarra e invadente famiglia di Nathalìe, moglie dello sfaticato e disoccupato Alain soffocato dall’ingombrante presenza dei cognati, e madre di Lucien bambino iperattivo che imita il padre.

Già dalla prima sequenza ambientata in un magazzino Ikea si intuiscono i caratteri dei personaggi: una Nathalìe (Isabelle Carrè) tutto fare, il marito distratto (Vincent Elbaz), il figlio combina guai, il fratello Jean-Pierre (Francois-Xavier Demaison) che telefona ripetutamente, mentre in un’altra scena l’imbranata Roxane (Joséphine De Meauz) si innamora a prima vista di Bruno (di nuovo Omar Sy), uno sconosciuto che spaccia alla famiglia per il futuro marito.

Partendo da aneddoti familiari i due registi mostrano uno spaccato della società francese attraverso delle situazioni eccessive e comiche. Il film prosegue raccontato da Alain da subito soffocato dal cognato e dalla moglie che cercano a tutti i costi di diventare una famiglia perfetta fingendo di essere ebrei e considerando la figlia una bambina prodigio. Il loro equilibrio è precario così come la lunatica Roxane che ha braccato l’ingenuo Bruno poiché in preda alla paura di rimanere sola. Instabile è l’armonia di questa stravagante famiglia che si ritroverà sconvolta e poi unita dal personaggio più impensabile.

Le continue e assurde gag rendono il film godibile ma siamo lontani dalla matura comicità di Quasi amici; la scelta di un finale commovente non intenerisce bensì rovina un caleidoscopio di strambi personaggi accuratamente costruiti e smorza il divertimento che avrebbe dovuto essere l’unico motore del film.

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Valentina De Vincenti

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