Cappuccetto Red, intervista a Julia Borretti

In scena al Centrale Preneste Teatro, domenica 28 febbraio la compagnia Matutateatro presenta Cappuccetto Red, una rappresentazione originale che si richiama alla nota fiaba che tutti conosciamo e di cui esistono molteplici versioni e adattamenti. Con Cappuccetto Red va in scena un esperimento che si propone non soltanto di raccontare la classica storia ai più piccoli, ma di farlo con linguaggi, teatrali e non, del tutto particolari. Ce ne parla Julia Borretti, autrice e interprete dello spettacolo, che risponde alle nostre domande.

 

Lo spettacolo si chiama Cappuccetto Red: rimanda alla celebre fiaba che tutti conosciamo, ma allo stesso tempo prende le distanze. In quali elementi risiede l’originalità della rappresentazione?
La fiaba di Cappuccetto Rosso è la più nota, la più cara ai bambini, e anche quella che viene narrata in tanti modi e tante versioni. Noi abbiamo deciso di raccontarla giocando con la lingua inglese. I bambini che vedranno il nostro spettacolo avranno la possibilità di seguire le avventure della protagonista scoprendo e imparando di volta in volta termini semplici della lingua inglese, quali i nomi degli animali, i numeri, i colori, i membri della famiglia, il saluto. La storia di Cappuccetto Rosso rimane una traccia che noi attrici, attraverso le improvvisazioni, arricchiamo di dettagli ed elaboriamo, dando vita ad una scrittura di scena che fa affiorare i personaggi come dei caratteri. Questi sono affidati a due sole interpreti: ad una il ruolo di Cappuccetto e all’altra gli altri tre personaggi in un gioco di travestimenti, mascheramenti e passaggi repentini da un personaggio all’altro, in cui risiede la chiave comica dello spettacolo.

Nella descrizione dello spettacolo si legge che verrà usato l’inglese per “stimolare e accrescere l’interesse dei bambini nei confronti di una nuova lingua”. Come reagirà secondo voi il giovane pubblico di fronte a questa scelta?
I bambini si divertono sempre tantissimo durante questo spettacolo. C’è una continua interazione tra noi attrici e il pubblico e anche la scenografia è pensata come una struttura interattiva che, come una pagina illustrata di un grande libro pop-up, possa con semplici idee e trovate stimolare la fantasia dei bambini e trasportarli in questo immaginario fantastico con il quale ognuno di essi avrebbe voglia di giocare.

Come nasce l’idea di mettere in piedi uno spettacolo che unisce intrattenimento e intenti didattici?
L’idea nasce dalla voglia di sperimentare in scena il doppio gioco del teatro e della lingua straniera. C’è una sorprendente e straordinaria affinità tra il giusto approccio per imparare efficacemente una lingua straniera e il teatro: il gioco. Se sulla scena – proprio come dicono i bambini quando giocano – non “facciamo finta che”, nulla è organico e credibile; così trasmettere a dei bambini la curiosità per una nuova lingua, si può fare solo se si gioca con immediatezza. Da qui l’idea di Cappuccetto Red, una storia che tutti conoscono e che tutti possono seguire per mezzo di uno scherzo teatrale che tenga conto anche della lingua inglese.

Lo spettacolo è pensato per bambini dai 4 ai 10 anni. Può essere apprezzato anche da un pubblico adulto?
È uno spettacolo molto piacevole, adatto a tutta la famiglia, sempre apprezzato anche dagli adulti.

Riguardo la morale di Cappuccetto rosso, molti vi leggono un ammonimento ai più piccoli contro i pericoli del mondo esterno. Condividete anche voi questo giudizio sul senso della fiaba?
Nel nostro spettacolo, Cappuccetto Red è una bambina dolce e ingenua, sta imparando l’inglese ed è mossa dalla curiosità della scoperta. Più che altro, nel tempo del racconto, compie un vero e proprio viaggio di formazione, scoprendo il mondo esterno, aiutata anche dalla mamma. La nostra infatti è una mamma burbera che parla una sorta di dialetto veneto, quello stesso dialetto imbastardito dalla tv e dall’influenza del romano che oggi parlano i veneti della pianura pontina. Questa scelta nasce dall’idea di una mamma risoluta nelle decisioni, è una tipa forte, che non ha bisogno di aiuto (infatti si sostituirà al cacciatore) per salvare la figlia. E’ malata di TV verità e un po’ all’antica, insomma un carattere con cui ci si diverte a giocare. Infine il lupo è pensato come una grande testa di lupo, appunto, fatta di gomma piuma e pelliccia da indossare come un cappello, ma che ha tutte le caratteristiche di una maschera della commedia dell’arte e pertanto viene agita secondo quelle stesse regole. Una maschera-cappello tanto grande da risultare quasi sproporzionata rispetto al corpo dell’attrice per esaltare ad un primo impatto la sua cattiveria, ma successivamente, forse con il suo sguardo dolce, riesce a smascherare la sua vera natura e a conquistare i bambini ribaltando così il luogo comune del lupo che deve sempre mettere paura.

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Twitter: @JoelleVanDyne_

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Viola D'Elia

Nata 27 anni fa, ha vissuto a Roma, Istanbul e in India. Sempre pronta a fare le valigie, sogna di vedere ogni angolo di mondo. Oltre a coltivare ambizioni alla Jules Verne, i suoi interessi includono accumulare libri, la musica e il cinema. E’ capace di commuoversi ogni volta che rivede Hugo Cabret; ama scrivere e fare domande, ma non riceverne. Specialmente di lunedì mattina. Crede fermamente nella filosofia di Big Fish: «Tenuto in un piccolo vaso il pesce rosso rimarrà piccolo, in uno spazio maggiore esso raddoppia, triplica o quadruplica la sua grandezza».