Boldini al Vittoriano, alla ricerca dell’attimo fuggente

“Ho voluto concepire questa esposizione come un dipinto unico che comprendesse tutto il talento articolato e complesso di Giovanni Boldini (1842-1931)”. Con queste parole accorate e orgogliose Tiziano Panconi, eclettico curatore della mostra in scena preso l’Ala Brasini del Complesso del Vittoriano dal 4 marzo 2017 al 16 luglio 2017, racconta, durante una gremitissima conferenza stampa, i punti cardinali di questa esposizione “matura e pretenziosa con oltre centocinquanta opere, di cui circa centoventi del maestro, che abbiamo voluto scegliere senza accontentarci dei prestiti a scatola chiusa”. Moltissimi i musei coinvolti in oltre quattro anni di lavoro e grande lavoro dell’Arthemisia Group capitanato dalla Presidente Iole Siena che tesse le lodi di chi ha lavorato ad una mostra “affascinante e antologica con oltre sessanta prestatori tra pubblico e privato”. Ad esaltare i contorni di questa mostra eccezionale è il Presidente del Museo Risorgimentale Romano Guerini che sottolinea come il binomio Vittoriano Arthemisia stia dando negli anni ottimi risultati sia di incasso che di pubblico, unito all’orgoglio di ospitare in rassegna un pittore italiano dell’Ottocento che ha fatto parlare di sé nel mondo. “Il talento di Boldini è innegabile e già tangibile in giovanissima età”, sostiene il co-curatore Sergio Gaddi, “un talento che viene affascinato da una Parigi elettrica e piena di vita che ribolle nelle vene del pittore ferrarese che ne rimarrà stregato. I ritratti femminili, a cui è associata nell’immaginario collettivo la sua fama, disvelano in tutte le sue forme la sua libertà estetica e interpretativa a braccetto con i look e le mode del tempo che Boldini rappresenta e reinventa magnificamente”.

Quattro le sezioni espositive di questo affascinante viaggio alla ricerca dell’ “attimo fuggente” di un pittore unico ed ineguagliabile, geniale anticipatore della modernità novecentesca e interprete sublime della bellezza raffinata. Il primo segmento La luce nuova della macchia (1864-1870) è connesso all’esperienza macchiaiola del nostro che a Firenze getterà le basi luministiche della sua cifra stilistica. Rapporti di scambio e collaborazioni con Signorini, D’Ancona e Banti (qui in mostra con Adelaide Banti sulla panchina) e influenza reciproche con Fattori e il grande ritrattista Michele Gordigiani segneranno il suo percorso di un Boldini che, in quegli anni giovanili, inizierà ad amare Parigi e la sua mondanità che a Firenze iniziò a percepire frequentando i salotti aristocratici. Nella seconda parte, La Maison Goupil, gli anni 1871-1878 segnano la presa di posizione che l’artista ebbe nei confronti del movimento impressionista al quale non aderì formalmente. Negli anni settanta la sua pittura prende una direzione nuova e innovativa da un lato grazie al mercante e mecenate internazionale Adolphe Goupil che lo prenderà sotto la sua ala, e dall’altro con le prime sperimentazioni en plein air (qui esposte Place de Clichy e Lo Strillone) con scene prevalentemente settecentesche leggiadre e influenzate indiscutibilmente dallo stile Turneriano che Boldini ebbe modo di ammirare a Londra. La ricerca dell’Attimo Fuggente è l’oggetto della terza parte della mostra ed è focalizzata sugli anni 1879-1890, decennio parigino di un artista ormai affermato anche grazie alla Contessa Gabrielle De Rasty (qui ritratta in tre differenti tele a letto, coricata e in abito da sera) che diventerà sua amante mettendolo in contatto con i salotti mondani parigini più esclusivi. Vive a Montmartre entrando in contatto con Degas, il meno impressionista del suo tempo, col quale intraprenderà n viaggio formativo in Spagna. In questa fase evolutiva e di ricerca su forme e volumi Boldini imprime l’attimo su tela grazie ad una ricca produzione di ritratti a pastelli che alternano temi di vedute urbane, scorci di strade con carrozze e ritratti di donne bellissime e svestite venate da malinconia e intrise di vibranti tensioni emotive, ben evidenziate da opere come Ragazza sdraiata con abito scozzese, Povocazione e La Toilette.

L’ultima sezione, il Ritratto nella Belle Epoque (1892-1924) ci proietta nella fase più compiuta e voluttuosa di Boldini i cui corpi femminili assumono posizioni al di fuori degli schemi del ritratto ufficiale (come si evince in Ritratto dell’attrice Reichenberg e Signora in abito giallo) i dipinti sono a grandezza naturale e l’estetica è speculare e conseguente alle mode mutanti di fine ottocento che l’artista ferrarese imprime su tela aprendo le porte al progresso dei costumi a cavallo di fine secolo. Degno di nota in tal senso è lo straordinario ritratto della Baronessa Franca Florio, moglie del barone siciliano Ignazio Florio, opera simbolo della Belle Epoque e prestito d’eccezione qui in rassegna, che Boldini esegue recandosi personalmente a Palermo per celebrarne il fascino e la bellezza. Parte integrante e per niente secondaria della rassegna è quella dedicata ad una raccolta di lettere inedite dove trapela una fitta corrispondenza con Telemaco Signorini mirata all’invio da parte di quest’ultimo di opere di artisti toscani che intendessero partecipare alla sezione italiana dell’Esposizione Universale di Parigi, di cui Boldini era Presidente nel 1889, ulteriore testimonianza dello straordinario prestigio che questo talento straordinario ebbe nell’arte del suo tempo e che questa mostra ci restituisce doverosamente in maniera organica e documentata.       

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Fabio Bandiera