Blumenfeld Studio: New York, 1941-1960

Trentacinque anni di carriera riassunti in cento lavori tra campagne pubblicitarie che potrebbero riferirsi al presente, cover di Harper’s Bazaar e Vogue e ritratti di celebrities. Oggi Erwin Blumenfeld potrebbe esser paragonato a un Cecil Beaton, un William Klein, un Irving Penn con la differenza che si parla di più di mezzo secolo fa. Il photographer tedesco ha dominato gli anni Quaranta e Cinquanta attraverso il suo studio del corpo, insolito – quasi incomprensibile – al tempo, inclusi i nudi in bianco e nero.

Blumenfeld Studio: New York, 1941-1960 è stata definita assolutamente “breathtaking”, una retrospettiva che toglie il respiro, il ritorno del fotografo sotto ai riflettori internazionali. L’archivio dello studio newyorkese Blumenfeld di Central Park è disponibile in uno dei più bei musei londinesi, la Somerset House che celebra il talento di un artista che ha immortalato la morbidezza, l’odore e la sinuosità del capo con abilità e sensibilità, gusto del colore e tecniche innovative e sopraffine. Erwin Blumenfeld, lo sperimentatore della fotografia moderna: lui che abbandona il Dadaismo degli anni Trenta parigini per avvicinarsi a Man Ray fino ad arrivare a Cecil Beaton, figure lontane anni luce l’una dall’altra ma che hanno contribuito a formare la personalità artistica di una tra le figure che hanno rivoluzionato la storia della fotografia.

Ha il primato di aver scattato più cover per Vogue di chiunque altro giocando su effetti di luce e ombra e fotomontaggi. Tutto gira intorno alle forme del corpo, a volte nudo, della donna, un essere angelico, celeste, misterioso, soprannatutale. Un esempio? Vogue, Spring Fashion 1953. La cover che è stata definita la sua “firma”, il susseguirsi della stessa modella il cui profilo ha conquistato l’intero fashion system. Per non parlare del ritratto del 1955 in onore dell’intramontabile Grace Kelly realizzato durante il suo periodo “High Society”. Delicata, elegante, irraggiungibile, una rosa che si sgretola al minimo tatto. D’altronde si parla di… “The man who loved to shoot beautiful women”, fino al 1 settembre 2013.

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Silvia Vetere

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