Arte allo stato puro e Al Mismo Tiempo

Il titolo dello spettacolo, per la regia di Maria Cristina Gionta, rispecchia esattamente quello a cui si assiste Al Mismo Tiempo, ovvero tutto allo stesso tempo. La scenografia non ha bisogno di orpelli, è necessario solo un palco in grado di ospitare, contemporaneamente, i diversi artisti e di metterli nella condizione di esprimersi seguendo solo il richiamo dell’ispirazione, esperienza e padronanza della loro singola arte. I musicisti, formati dalla vibrante voce dell’argentina Rosarillo, da Carlo Soi, alla chitarra, Paolo Monaldi, alle percussioni, Francesca Agostini al flauto traverso e da Sergio Varcasia, chitarrista e direttore musicale, manovrano i loro strumenti per tutta la durata dello spettacolo, variando il sottofondo in base al momento scandito dalle parole di Francesca Ciampa, la quale solamente alla fine rivelerà la sua vera identità. La spontaneità e la naturalezza di quello a cui si assiste fa pensare all’assenza di una trama di fondo anche nella parte dedicata alla recitazione, dove la giovane donna sembra seguire il flusso dei suoi pensieri con il fine di stimolare gli uditori alla liberazione dei sensi, al dare ascolto alle proprie emozioni e a vivere intensamente ogni istante della vita. Non esiste, infatti, una storia particolare, è presente invece quella che può essere considerata una situazione condivisa a livello universale e che la musica, la danza, l’immagine e la parola ci propongono a modo loro ma Al Mismo Tiempo.

Sembra impossibile capacitarsi di come un corpo umano possa essere in grado di produrre, con una sinuosità ed eleganza ai massimi livelli, così tanti movimenti, impercettibilmente diversi l’uno dall’altro ma che, continuamente, producono un  effetto nuovo rispetto al precedente; sembra fuori dal comune l’abilità di una donna che, disponendo di manciate di granelli di sabbia e di una superficie luminosa riesce a dare vita a figure così tangibili e realistiche, degne dell’effetto delle arti plastiche. Invece così è e, ciò che è stato possibile apprezzare per una sola serata, può dare lo spunto per seguire nei loro vari progetti questi grandissimi artisti, grazie ai quali anche gli inesperti possono capire quello che significa avere davanti l’arte allo stato puro.

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Ilaria Francesca Petta

Più di là che di qua, nel senso metaforico...ma anche letterale. Classe 1986, nasco sotto il segno dei gemelli, di cui sono una chiara rappresentazione. Senza terra sotto ai piedi, con uno spiccato senso internazionalistico, credo che l'Italia sia un Bel Paese in declino, legato ancora a un glorioso passato. Laureata in lingue e traduzione, mi sono immersa in questa odissea, chiamata giornalismo, a 26 anni..forse tardi, ma assicuro che sto recuperando in pieno. Masterizzata in Comunicazione e Media nelle Relazioni Internazionali girovago come tirocinante, al momento nella Commissione europea a Roma.

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