Ara Pacis, mostra fotografica sul genio di Picasso

Inaugurata al Museo dell’Ara Pacis la mostra Picasso en images – dal 14 ottobre 2016 al 19 febbraio 2017 – in collaborazione col Musèe National di Parigi che ha fornito l’intero inedito materiale di questa esposizione – che indaga sul rapporto vorace che il genio Malagueno ebbe con  l’arte della fotografia. Legame solido che Picasso instaurerà nei primi del Novecento cogliendo nella sua immagine l’istantanea visione di un momento, contemplandolo e rielaborandolo a suo piacimento oltre il reale perché egli stesso fermamente convinto che “l’arte è la menzogna che ci permette di conoscere la verità”. E’ proprio il direttore del museo parigino Maurice Le Bon ad esaltare l’amicizia tra i due paesi sostenendo con vigore la straordinaria donazione che per la prima volta permetterà ai visitatori uno sguardo inedito su Picasso indagato con 176 scatti, databili tra il 1901 e il 1971, suddivisi in tre sezioni tematiche. Foto dei suoi archivi personali ricchi di almeno 18.000 pezzi che sono pervenute al Musèe grazie ad una donazione fatta dagli eredi “per cui il lavoro principale”, sostiene una delle curatrici Violette Andres, “è stato quello di selezionare una quantità di opere che si focalizzassero sull’uso che Picasso ha fatto dello scatto fotografico in tutte le sue diverse declinazioni”.

E’ L’altra curatrice dell’esposizione Anne De Mondenard ha suddividere questa esibizione che ripercorre idealmente l’intero percorso artistico del Nostro in tre momenti cronologici fondamentali: il primo riguarda l’utilizzo della macchina fotografica che Picasso usa sia come artista che come modello, il secondo è incentrato sulle collaborazioni artistiche con Brassai, Vilers e la sua compagna, per un breve periodo, Dora Maar in un’interazione stimolante tra sensibilità diverse, la terza che sviluppa il rapporto che riuscì ad instaurare con i media prestandosi senza se e senza ma ai gossip che ne celebrarono il mito. Picasso scopre la fotografia e inizia a praticarla tra il 1901 e il 1921 e inizia a sperimentare, mettendosi in scena nel suo atelier accanto alle sue tele e analizzando le immagini per tradurle in pittura. Seguirà un abbandono del mezzo espressivo fotografico salvo poi incontrare Brassai al’inizio degli anni trenta e Dora Maar nel 1936 che daranno nuova linfa e nuove sinergie al suo genio poliedrico. Il primo è un fotografo di origini ungherese che entrerà in contatto con Picasso in qualità di inviato presso la rivista “Minotaure” che lo incarica di fotografare le sue sculture all’interno dell’opera del maestro. Ne nascerà una collaborazione e un fiducioso scambio creativo che durerà fino alla morte, tra visite ai suoi atelier di Boigeslup e Grand Augustins nelle quali Brassai trarrà ispirazione per la serie Transmutations utilizzando dei negativi di nudi femminili per poi grattarli come incisioni. Con la futura amante, e fotografa surrealista, Dora Maar la collaborazione si svilupperà su una serie di ritratti incrociati tra i quali la famosa, e qui esposta, creazione della Guernica che la Maar documenterà nella sue varie fasi per individuarne la metamorfosi. Sarà anche sua musa in diversi scatti e modella nella messa in opera di una serie di fotografie scaturite da lastre di vetro dipinte, grattate e stampate dalla stessa Dora.

Incontro più tardivo è quello con Andrè Villers incontrato da Picasso a Vallauris, cittadina del sud francese dove il genio si era stabilito da sei anni, e messo sotto la sua ala protettiva a partire dal 1953. Nascerà una forma creativa a quattro mani: partendo da un dècoupage del maestro, Villers lo reinterpreta attraverso la tecnica del fotogramma con la quale un oggetto viene posato su carta fotosensibile con infinite varianti in funzione della durata dell’esposizione alla luce. Il tutto sfocerà nella raccolta Diurnes raccolta di immagini pubblicata nel 1962 con testi poetici di Jacques Prevert. Nella parte finale della mostra il genio è vittima consenziente della sua fama, si concede per i magazine del momento come Life o Paris scegliendo egli stesso la posa e coinvolgendo a più riprese i fotografi nelle sue passioni, prima su tutte la tauromachia. Mettendo in gioco la sua sfera privata Picasso celebra se stesso  – foto a torso nudo o di familiare intimità – apparendo da un lato come uomo comune, ma allo stesso tempo costruendo passo dopo passo la sua aura di artista a tutto tondo. Mostra importante e inedita che anticipa le attesissime esposizioni di Roma e Napoli del 2017 che celebreranno i 100 anni esatti dal viaggio che Picasso effettuò nel mediterraneo nel 1917.

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Fabio Bandiera