Antoniazzo Romano e il Rinascimento Laziale

Viaggio interessante alla scoperta del meraviglioso mondo di Antonio di Benedetto degli Aquili, detto Antoniazzo Romano (1435/40 – 1508), artista romano attivo nella seconda metà del Quattrocento, che dal 1 novembre 2013 al 2 febbraio 2014 sta riempiendo le sale della Galleria Nazionale di Arte Antica di Palazzo Barberini richiamando una notevole quantità di visitatori.

Mostra doverosa e prima esposizione monografica di una figura centrale del Rinascimento, attivo per quasi mezzo secolo a Roma e nel territorio laziale. Periodo d’oro per la pittura italiana e ricco di grandi novità e fermenti che vedono coinvolto il nostro la cui vicenda artistica è inevitabilmente intrecciata ai grandi contemporanei del suo tempo, artisti del calibro di Benozzo Gozzoli, Domenico Ghirlandaio e Piero della Francesca che ebbero un ruolo fondamentale sulla sua formazione, per poi confrontarsi alla pari con Perugino, Piermatteo D’Amelia e Melozzo da Forlì con il quale collaborò in età giovanile per la decorazione ad affresco della Cappella Bessarione nella Basilica dei Santi Apostoli. Circa cinquanta opere esposte, polittici, grandi pale e piccoli dipinti devozionali con prestiti provenienti da musei civici, collezioni private e dalla maggiori chiese romane e regionali, a cominciare dagli esordi dei primi anni Sessanta del Quattrocento, dove la committenza era prettamente romana e laziale, e in cui ancora prevalgono i canoni del decorativismo tardo-gotico (Madonna col bambino di Rieti 1464) per passare repentinamente al trittico di Subiaco del 1467 nei quali si intravedono i valori prospettici e formali del primo Rinascimento fino a giungere alla matura Divinità di Civita Castellana del 1475 in cui si manifesta chiaramente la conoscenza del raffinato linearismo fiorentino e un utilizzo compiuto della prospettiva.

La prima committenza prestigiosa arriva da Onorato Caetani, condottiero celebre del centro-Italia e ritratto da solo nel trittico di Fondi, pala devozionale celebrativa, e insieme al figlio nel San Sebastiano di Palazzo Barberini con la figura monumentale del Santo alle cui spalle si staglia un paesaggio che richiama il territorio pontino mutuato dai primi esperimenti leonardeschi. La pittura romana dell’epoca è un continuo divenire, così come testimoniato da uno splendido codice miniato del 1478, prestito eccezionale dell’Accademia di San Luca, contenente i primi Statuti dei pittori romani e redatto dallo stesso Antoniazzo in qualità di console della Corporazione. Il periodo più proficuo della sua estesa produzione è di sicuro quello che va dal 1475 al 1490, ricco di collaborazioni in vaticano con il Ghirlandaio e Melozzo da Forlì, nel 1480-82 è alle prese con il Perugino nei monumentali affreschi della Cappella Sistina, mentre nel 1483 è attivo a Tivoli dove affrescherà il presbiterio della Chiesa di San Giovanni Evangelista per poi correre a Bracciano dove decorerà il Castello Orsini col meraviglioso affresco del trionfo di Gentile Orsini. Il percorso prosegue con la ricca produzione di immagine sacre medievali, icone rivisitate in chiave rinascimentale su cui l’artista gettò le basi del suo successo e della sua bottega. Attivissima in quegli anni e costituita da stretti collaboratori e dalla “turba di lavoranti” utilizzati nelle più importanti imprese di pittura murale, come quella del complesso pittorico di Santa Caterina, commissionata da una comunità religiosa femminile per decorare la stanza della casa,in via Santa Chiara, dove la santa senese era morta un secolo prima, staccati dalla sede originali e attualmente divisi tra la chiesa della Minerva e il convento di Santa Caterina a Magnanapoli.

A chiudere il percorso le straordinarie e mature pale d’Altare, tra le quali emerge la splendida ancona di Montefalco e l’Annunciazione di Santa Maria sopra Minerva data e firmata nel 1500 per la confraternita dell’Annunziata, vero e proprio testamento dell’artista che lascerà la scena romana, in pieno declino, per spostarsi con la sua bottega nel reatino, dove figli e nipoti guidati dal primogenito Marcantonio proseguiranno con successo l’opera del maestro che morirà nel 1508 esprimendo la volontà di essere sepolto nella tomba degli Aquili presso San Luigi dei Francesi. L’ultima sezione della mostra illustrerà la diffusione della sua opera esponendo opere di alcuni suoi contemporanei, come Pancrazio Jacovetti, Cola dell’Amatrice e Saturnino Gatti testimoni artistici dell’importanza di un maestro poco conosciuto che in questa mostra viene degnamente collocato tra i grandi del suo tempo, grazie anche ad una serie di itinerari che accompagneranno il pubblico alla scoperta delle sue testimonianze sparse in numerosi edifici storici della capitale.

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Fabio Bandiera

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