Anche l’educazione fisica diventa uno spettacolo

In questo spettacolo tutto viene ribaltato. Un allenatore cerca di trasformare un gruppo di adolescenti nella squadra perfetta utilizzando come unico metodo quello del terrore. Forgiare i loro corpi, orientare le loro teste, portarli verso il gesto esemplare, convincerli ad abbandonare la mediocrità per il sublime è questo che l’allenatore-dittatore cerca di fare. Una rappresentazione teatrale studiata nei minimi dettagli, la parola lascia ampio spazio all’azione. I punti di forza di questo spettacolo sono proprio la mimica espressiva, la spontaneità dei gesti e la sincronia dei movimenti, tre caratteristiche che molto spesso vengono messe da parte per dare risalto al testo.

I protagonisti, Enrico Ballardini, Sabino Civilleri, Alice Conti,Giulia D’Imperio, Veronica Lucchesi, Dario Mangiaracina, Dario Muratore,Chiara Muscato, Quinzio Quiescenti, Francesca Turrini, Marcella Vaccarino, Gisella Vitrano, sono stati in grado di coinvolgere il pubblico, senza farlo mai annoiare. Nello spettacolo, la squadra di adolescenti si adatta al volere dell’allenatore, preferisce obbedire che prendersi la responsabilità di comandare a se stessi o ad altri. I giocatori non pensano, reagiscono senza elaborare. L’allenatore è il sovrano da temere e rispettare. Sembra una metafora, senza soluzione, sull’educazione di oggi. Plasmare e annientare l’individuo nella sua diversità è un rischio, un gioco pericoloso, cosa succederebbe se l’individuo riscoprisse la sua voglia di autoaffermazione? La vera domanda che dobbiamo porci è: cosa accade quando finisce il gioco?

 

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Arianna Arete Martorelli

Nasce a Roma lo stesso giorno di Francesco Facchinetti, che coincide casualmente con la data di morte di Leonardo da Vinci. Dopo il primo vero colloquio della sua vita, nell’ottobre 2013 diventa redattrice della sezione cultura e spettacolo per Lineadiretta24.it tra un articolo e un altro, nel tempo libero, si interessa di molte cose: cinema, teatro, fotografia, musica… concretamente gira, vede gente, si muove, conosce, fa cose. Dopo la laurea vorrebbe partire alla volta di New York per intervistare David Letterman. Spera di non dover mai scendere a compromessi meschini, odia bere l’acqua dalle tazze e i “no” a prescindere, crede fermamente che comunque, in fin dei conti, il destino ha sempre più fantasia di noi.

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