Amore al gusto di tè alla cannella al Teatro delle Stanze Segrete

Come due amiche, aiutate anche dalla poca differenza d’età che le separa, le due donne riflettono su ciò che è stato, per poi prospettarsi su ciò che sarà. Hanan e Najat, nonostante lo stesso sangue che scorre nelle loro vene, sono molto diverse tra di loro: la prima, di indole timida e malinconica, rivive, sotto lo stimolo della figlia, i ricordi di un amore mai vissuto in pieno, un amore destinato, probabilmente, a finire subito, ma di cui, come per tutto ciò che non è stato portato a termine, si sente il rimpianto. Najat, la giovane donna, manifesta, invece, un temperamento molto diverso da quello della madre, che, comunque, è ancora giovane; vitale, sorridente ed entusiasta, la ragazza si prepara alle imminenti nozze con Hassan, l’uomo dei suoi sogni. Le due donne sono tanto diverse, ma anche tanto complici, fino al punto di scambiarsi i ruoli nel momento in cui Najat incita la madre a raccontare ciò che il suo volto tradisce, ovvero una grande tristezza e una forte malinconia. Di fronte all’euforia della giovane verso l’avventura dell’amore, Hanan non può fare a meno di rievocare il suo passato, opposto, dal punto di vista emotivo, a quello della figlia. La sfera sentimentale della ricca Hanan viene scombussolata, durante la sua adolescenza, dalla ribelle e meno fortunata, dal punto di vista economico, Ayla, serva della famiglia della prima. L’aridità della madre della giovane abbiente produce, in quest’ultima, un tale vuoto ed una tale insicurezza da farle sentire il bisogno di consegnare la propria intimità, in un primo momento solo interiore, ma poi anche fisica, alla indomita e coraggiosa Ayla, la quale compensa la mancanza di un’infanzia degna di essere chiamata tale, con una nobiltà e ricchezza d’animo impareggiabile. Le due giovani, e opposte, ragazze, troveranno, ogni notte, l’amore, tra sussurri e affettuosità ben nascoste, fino al definitivo allontanamento deciso da Hanan, la quale è disposta a salvare il certo, ovvero una famiglia incapace di amare ed un matrimonio con un vecchio ricco e mellifluo, e a sacrificare l’incerto, rappresentato da Alya, l’unica persona a lei veramente vicina.

Presente e passato convivono all’interno di questo piccolo teatro, formato appunto da varie stanze, nelle quali, contemporaneamente, prendono forma le riflessioni su un passato ormai lontano e le speranze di un futuro colmo di amore.

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Ilaria Francesca Petta

Più di là che di qua, nel senso metaforico...ma anche letterale. Classe 1986, nasco sotto il segno dei gemelli, di cui sono una chiara rappresentazione. Senza terra sotto ai piedi, con uno spiccato senso internazionalistico, credo che l'Italia sia un Bel Paese in declino, legato ancora a un glorioso passato. Laureata in lingue e traduzione, mi sono immersa in questa odissea, chiamata giornalismo, a 26 anni..forse tardi, ma assicuro che sto recuperando in pieno. Masterizzata in Comunicazione e Media nelle Relazioni Internazionali girovago come tirocinante, al momento nella Commissione europea a Roma.

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