Al Teatro Studio Uno gli uomini aprono il loro cuore “monolocale”

Un letto, luogo di incontri e scontri tra i due sessi, di riflessioni solitarie, malinconiche e sognanti, apre e accompagna, per un’ora e mezza, l’intero spettacolo. Sono proprio le riflessioni da parte di due uomini, ma di stampo completamente opposto, almeno in apparenza, le protagoniste della scena, che oltre a divertire, non mancano di far pensare. Se all’inizio ci troviamo di fronte a un giovane uomo che, in toni ironici e volti a sdrammatizzare, traccia un quadro della metropoli odierna, colpevole, con la sua frenesia e nevrosi, di rendere così difficili e superficiali i rapporti di coppia, a metà spettacolo ci si presenta, se vogliamo, il classico trentenne, italiano, single, che si adatta perfettamente ai tempi moderni. Mentre il primo tenta di capire il complesso e articolato universo femminile, il secondo, che, diciamo la verità, per noi donne rispecchia maggiormente l’immagine dell’uomo moderno, non mostra alcuna remora nel sottolineare la sua natura di single convinto, del tutto allergico a qualsiasi tipo di legame che vada oltre la prima e, spesso unica, notte d’amore. Lo stesso sesso dei protagonisti comunque, nonostante le differenze dei due caratteri, contribuisce ad allineare il fulcro delle loro rispettive riflessioni, rappresentato dalla paradossalità del genere femminile, che sembra risultare un grande ostacolo sia per chi voglia costruire una relazione stabile e duratura, sia per chi abbia solamente il desiderio di divertirsi. La fine dello spettacolo ci regala invece un momento più impegnativo, nel quale “il ragazzo serio”, ricordando un’esperienza sentimentale in cui ne è uscito “sconfitto”, valuta la grande frequenza, nei giorni nostri, di “cuori monolocali”, non più disposti a lasciare uno spazio per la tanto filosoficamente discussa e, sempre attesa, altra metà: in un mondo dove tutti hanno tutto, ottenendolo in tempi brevi e senza faticare troppo, non ci si accontenta più di nulla, si vuole sempre di più e non si ha più chiara la distinzione tra ciò che conta e ciò che invece non ha alcun valore.

Un divertente, ma anche molto interessante, resoconto di quello che accade nei giorni nostri, dietro le quinte dei grandi avvenimenti o delle grandi scoperte, dietro le quinte di ciò che siamo quotidianamente di fronte alla società e all’interno della nostra camera da letto, dove, lontano dal caos esterno, riflettiamo sull’amore. Non resta che attendere il 29 gennaio, soprattutto per noi donne, per avere, attraverso Appese a un filo, la versione femminile delle riflessioni sui rapporti di coppia.

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Ilaria Francesca Petta

Più di là che di qua, nel senso metaforico...ma anche letterale. Classe 1986, nasco sotto il segno dei gemelli, di cui sono una chiara rappresentazione. Senza terra sotto ai piedi, con uno spiccato senso internazionalistico, credo che l'Italia sia un Bel Paese in declino, legato ancora a un glorioso passato. Laureata in lingue e traduzione, mi sono immersa in questa odissea, chiamata giornalismo, a 26 anni..forse tardi, ma assicuro che sto recuperando in pieno. Masterizzata in Comunicazione e Media nelle Relazioni Internazionali girovago come tirocinante, al momento nella Commissione europea a Roma.

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