Al Teatro Quirino la superstizione scende dal palco

Ma se la stessa superstizione, non più limitata al palco, cominciasse a influenzare anche gli eventi reali… allora c’è da preoccuparsi non poco. È successo al Teatro Quirino, che orfano de La signora delle mele (cancellata pochi giorni prima per un black-out del sistema di multivisione), ha dovuto correre ai ripari in tempi assai rapidi. Ed è successo anche alla serata d’esordio di Non è vero ma ci credo, chiamato a sostituire il precedente nel cartellone 2013-2014 del teatro romano. Un ritardo dovuto al malore di un’attrice, per la quale è stato prontamente chiamato un dottore. Lo stesso però, una volta giunto in prossimità del teatro, non è riuscito a trovare immediato parcheggio nei vicoli circostanti, dilungando ulteriormente l’attesa del debutto. Sono le 21.15, gli ospiti d’eccezione Piero Grasso e Fausto Bertinotti, nonché il regista Michele Mirabella si sono già accomodati nella platea. Lo spettacolo, può finalmente cominciare.
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Il testo, scritto nel 1942 da Peppino De Filippo, è una garanzia di successo: tutti gli elementi migliori della commedia napoletana si ritrovano in una pacata canzonatura dei riti di superstizione a cui ognuno, più o meno consapevolmente, fa ricorso nella sua quotidiana lotta contro la iettatura. La messa in scena non è da meno, con un ottimo Sebastiano Lo Monaco pienamente a suo agio nei panni del superstizioso imprenditore Gervasio Savastano e un altrettanto capace Alfonso Liguori a fargli da spalla nel ruolo dell’Avvocato Donati. Incomprensibilmente sottotono la performance di Lelia Mangano De Filippo, da cui forse ci si aspetta uno scontato coinvolgimento emotivo nella rappresentazione di uno dei più riusciti testi di Peppino, ma che si è mostrata assai distante dal ruolo della moglie Teresa. Inefficacia della superstizione anche questo?

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Gianluigi Cacciotti

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