Al Globe Romeo e Giulietta verso la commedia

Lo spettacolo porta la firma del direttore artistico Gigi Proietti, che suggella l’opera di Shakespeare con una scelta intraprendente. Gli aspetti tragici della vicenda vengono infatti sublimati da una comicità invasiva, già insita nel testo di Shakespeare: nel personaggio della balia (Francesca Ciocchetti) in particolare, ma anche in quello di Mercuzio (Fausto Cabra) rivivono i lazzi e le volgarità della commedia all’italiana. E’ il caso del primo bacio tra Romeo e Giulietta in cui la balia si rivolge scherzosamente al pubblico, oppure quello dell’incontro tra la balia e Romeo, che fissano l’appuntamento per il matrimonio dei due giovani.

La comicità si spinge molto avanti, fin quasi a ridosso del tragico epilogo, alleggerendo notevolmente il carico di più di tre ore di spettacolo. Ma talvolta la scelta registica giunge inopportuna, facendo confliggere i due registri dell’opera. Basti pensare all’amplesso fra Romeo e Giuletta mentre gli altri personaggi commentano la morte di Tebaldo, oppure alla balia che suggerisce a Romeo di soddisfare Giulietta per tre volte per farle dimenticare il dolore dell’esilio davanti a Frate Lorenzo. Oltre il riso, il risultato è grottesco.

Tuttavia lo spettacolo ha molti pregi. In primis, come si è detto, quello della leggerezza, agevolato dalla bellezza di una location quasi surreale. Dalle porte spalancate entrano ed escono i molti attori sul palco mantenendo alto il contatto con il pubblico. L’esordio in scena avviene in vesti contemporanee, sciatte in confronto a quelle ricercate del ballo in maschera, che trascinano l’intreccio fino ai tempi di Shakespeare, segnando, come sottolineato da Proietti, una sorta di stargate sul passato.

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E poi ci sono i due protagonisti, Romeo (Matteo Vignati) e Giulietta (Mimosa Campironi) che rendono giustamente omaggio all’ingenuità e alla fragilità dei loro giovani personaggi. Man mano che la vicenda di Romeo prende le distanze dalla scena a causa dell’esilio, il punto di vista narrativo si focalizza sul ruolo femminile, che esprime nella rappresentazione il profondo spirito tragico dell’opera. Giulietta è una bambina, sola, costretta in casa, maltrattata dal padre e abbandonata dalla madre, che con tenacia sorprendente si spinge fino a simulare gioia per il matrimonio e a cercare la morte col veleno, una vera eroina tragica. Le sue parole e il suo strazio valgono all’opera la sua fama immortale.

Twitter @LaviniaMartini_

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Lavinia Martini

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