Al Chiostro le Collezioni dei Macchiaioli

A pochi giorni dall’inaugurazione della mostra sul Cinquecento a Parma delle Scuderie, Roma apre al pubblico la mostra “I Macchiaioli. Le Collezioni svelate” al Chiostro del bramante dal 16 marzo al 4 settembre, confermandosi ancora una volta crocevia istituzionale della grande Arte Italiana e polo d’attrazione privilegiato per retrospettive ad alto valore qualitativo. A nove anni di distanza dalla precedente retrospettiva sul movimento di Castiglioncello il Chiostro ripropone sotto un’altra veste importanti capolavori, circa centodieci le opera esposte, indagando e collocandoli nel contesto delle collezioni antiche che li ospitarono. Indagine a tutto tondo su personaggi e collezionisti legati alla Firenze dell’800 quali Cristiano Banti, Diego Martelli, Rinaldo Carnielo, Edoardo Bruno, Gustavo Sforni, Mario Galli, Enrico Checcucci, Camillo Giussani, Mario Borgiotti, amici e mecenati dei macchiaioli accomunati tutti da una grande passione per la pittura e dotati tutti di un gusto sublime per la bellezza.

Nove le sezioni della mostra dedicate a ciascuna collezione partendo da Cristiano Banti ricco mecenate che diede ampio sostegno ad artisti giovani quali Fattori, Lega e Boldini intenti nel dare forma alla macchia mettendo da parte la scuola accademica. Le opere di questa collezione di importanza vitale per lo slancio che diede al movimento sono andate ad arricchire la Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti. La seconda sezione riguarda Diego Martelli, personaggio chiave, critico, amico e fiancheggiatore dei pittori, alcuni dei quali soggiornarono per un periodo nella sua tenuta a Castiglioncello negli anni sessanta dell’ottocento. La sua collezione privata di tele è la risultante dei suoi gusti estetici grazie ad acquisizioni che solo successivamente saranno rese pubbliche e propulsive per il nascente Palazzo Pitti a testimonianza di un amore per l’arte che Martelli condivise a trecentosessanta gradi con i suoi amici Fattori, Signorini e Abbiati –  presente con uno splendido ritratto di Teresa Fabbrini – agendo col suo dinamismo da trait d’union con i movimenti innovativi francesi ai quali avvicinò i giovani macchiaioli. La terza sezione è quella dedicata al fiorentino Rinaldo Carnielo di origine trevigiane collezionista e assiduo frequentatore dei macchiaioli in fase avanzata, in particolare con Fattori e Lega. Dei circa trecento dipinti della sua vasta raccolta dispersi a cavallo delle due guerre sono esposti il capolavoro “Cavalleggeri in vedetta” di Fattori e un suo ritratto di Silvestro Lega  mentre nella quarta sezione dedicata ad Edoardo Bruno è l’amore per l’arte di questo imprenditore torinese dedito ad arredare la sua villa rinascimentale di Firenze, il motore delle circa centoquaranta acquisizioni che andranno ad arricchire la sua quadreria. Dalle “Cucitrici di Camicie Rosse” capolavoro di Odoardo Borrani ad “Uliveta a Settignano” di Telemaco Signorini fino ai grandi quadri di Fattori a sfondo risorgimentale quali “L’appello dopo la carica” e “la Marcatura dei Cavalli in Maremma” è tutto un susseguirsi di capolavori degni testimoni di un secolo che il movimento della macchia ha reso fruibile grazie alle sue perentorie istantanee.

Nella quinta sezione entreremo in casa di Gustavo Sforni, intellettuale e collezionista e cultore in particolare dell’opera di Fattori, qui presente con “Le vedette” e Ritratto di donna”, ai quali accostò da un lato dipinti di arte medievale e orientale e dall’altro opere di contemporanei quali Oscar Ghiglia e Mario Puccini. Nella sesta sezione è il palato acuto e raffinato di Mario Galli a guidarci nella sua collezione: scultore fiorentino e grandissimo intenditore, ma dotato di scarsi mezzi era costretto a rivendere alcuni dei più celebri capolavori macchiaioli che acquisiva con devozione quasi religiosa. Tra le opera residue della sua collezione qui esposte “Casa e Marina di Castiglioncello” di Borrani uno dei quadri simbolo di una stagione fervida del movimento e la bellissima “Ciociara” di Fattori entrambe testimonianze di un talento critico e passionale al di sopra della norma. La settima sezione propone alcuni capolavori della collezione del fiorentino Enrico Checcucci della quale sono proposte poche, ma significative tele di artisti meno noti, quali Vito D’Ancona e Raffaello Sernesi qui in mostra rispettivamente con “Signora in Giardino” e “Pastura in montagna”, capolavori che confermano la reale portata di un movimento esteso e ricco di poliedrici talenti.  Nella penultima sezione l’arte macchiaiola è messa a confronto con l’ impressionismo di De Nittis e Zandomeneghi, qui in mostra con “Place de la Concorde” e “Signora in Rosso”, grazie all’eclettismo di Alberto Giussani avvocato e giurista milanese, personalità multiforme e avido collezionista di capolavori. Tra le tele esposte “l’analfabeta” di Borrani , una splendida “Terrazza a Riomaggiore” di Signorini e una “Marina a Castiglioncello” di Sernesi opere di punta di una collezione variegata che abbraccia trasversalmente i grandi movimenti dell’ottocento. Per chiudere nell’ultima sezione ci immergiamo nel ricordo di Mario Borgiotti che sommò la sua grande competenza e le innate capacità divulgative alla passione del suo amico Mario Galli. A lui si devono grandi divulgazioni sul movimento edite nella metà del novecento e la mostra non poteva chiudersi in modo migliore se non con l’opera che lega Borgiotti all’universo dei macchiaioli, il meraviglioso “Ponte Vecchio a Firenze” di Signorini opera recuperata fortunosamente dal mercato inglese e straordinariamente esposta al pubblico dopo oltre dieci anni. Non ci resta che andare a vedere la mostra e goderci questi capolavori frutto dell’inesauribile e straordinaria collaborazione tra i macchiaioli e i grandi mecenati del diciannovesimo secolo che di certo ha caratterizzato un fertile e ineguagliabile periodo storico del nostro Belapese.

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Fabio Bandiera