A Villa Medici il lato oscuro della Roma Barocca

Da poco inaugurata a Villa Medici la retrospettiva “I bassifondi del barocco. La Roma del vizio e della miseria, che dal 7 ottobre al 18 gennaio permetterà ai suoi visitatori di ammirare dal vivo una cinquantina di opere provenienti da prestigiosi musei e collezioni private europee incentrando il suo sguardo sul lato oscuro e indegno della Roma del ‘600. Una Roma all’apice del suo splendore, quella dei Bernini e dei Borromini geni rivali a servizio dei papi dell’epoca a cominciare da Urbano VIII Barberini passando per Innocenzo X Pamphili, protagonisti indiscussi della grandeur di Roma che ancora oggi è ammirata nel mondo. Accanto ai fasti e allo splendore, come in tutte le grandi città, c’è sempre il rovescio della medaglia abitato da gente povera e di infima natura, quella che nel seicento avremmo ritrovato nelle bettole, nelle taverne circondata da una miseria foriera dei peggiori istinti. Proprio di questa Roma si occupa la mostra grazie ad una produzione ricca di cinquanta opere che prendono spunto dal genio creativo di Michelangelo Merisi da Caravaggio, frequentatore assiduo di luoghi di perdizione e taverne e dedito all’occorrenza a duelli a spada sguainata, che ritrasse nelle sue opere ambienti luridi e soggetti popolari come vere istantanee di una città dedita al vizio e al malaffare dove il morto poteva scappare da un momento all’altro. Otto le mini-sezioni espositive disposte nelle Grand Galeries dell’Accademia di Francia e varie le provenienze delle opere tenendo ben presente che Roma del XVII secolo era il centro culturale di riferimento e molti artisti arrivarono in cerca di commesse importanti e di fortuna che non sorrise a tutti in egual modo.

Fiamminghi, spagnoli, francesi vissero in questa splendida e misera realtà contaminandosi con il desolante paesaggio umano e frequentando l’universo dei bassifondi, la pericolosa vita notturna cercando di sovvertire dall’interno i codici espressivi e di bellezza traducendo in pittura questo mondo burlesco, poetico e volgare al tempo stesso. Il percorso espositivo si apre con le gioie dell’ebbrezza del soffio di Bacco tra opere a soggetto etilico dei cosiddetti Bentvueghels – associazione prettamente fiamminga in cui i pittori del nord-Europa invocano la protezione del Dio Bacco con tanto di riti di ammissione- e un meraviglioso “Giovane nudo sul letto” di Giovanni Lanfranco. Nella sezione Bacco,Tabacco e Venere in scena le opere dei cosiddetti bamboccianti, protagonisti ironici e turbolenti e descrittori del paesaggio romano e della vita delle taverne guidate dal fondatore Pieter Van Laer di cui è esposto un suggestivo autoritratto. Dissoluzione e divertimenti sono i temi centrali della mostra, tra scherzi di carnevale, giocatori e bari intenti ai tipici passatempi notturni in scena nelle taverne, tra inganni e disordini e un’atmosfera caravaggesca di luci e ombre dove ambiguità e finzione si mescolano senza soluzione di continuità nell’oblio della perdizione. E’ naturale che nei bassifondi le risse fossero all’ordine del giorno così come rapimenti e atti di brigantaggio sviscerati nella sezione relativa a disordini e violenze che riassume alcune scene emblematiche del vissuto dell’epoca vere e proprie istantanedi Van Laer e Miel che, meglio di ogni testo scritto o commentato, testimoniano i pericoli dell’altra faccia della Roma barocca così come la scelta di rappresentare figure ai margini quali mendicanti, zingare e pellegrini mutuata dalle scelte iconografiche del Merisi ci restituisce uno spaccato significativo dell’epoca grazie a capolavori di Jusepe De Ribera, Simon Vouet e un meraviglioso trittico di Michael Sweerts.

La mostra vira nelle sezioni conclusive sull’aspetto più malinconico dei piaceri, un languido e drammatico afflato meditativo consumatosi nello squallore tra sfinimenti alcolici, giovani cantanti e concerti animati, vere e proprie scene teatrali dove i protagonisti sono assorti e privi di ogni resistenza contro un destino segnato e irreversibile – le due tele di Nicolas Tournier e la meravigliosa Riunione dei bevitori di Bartolomeo Manfredi (che attinge a piene mani dalla celeberrimaVocazione di San Matteo)- rendono efficacemente la dissoluta disperazione di una società allo sbando e piena di contraddizioni. Nell’ultima sezione c’è spazio alle insolenze, quelle subite dal paesaggio cui fanno da sfondo un giovane che orina tra le rovine e una scena di prostituzione, veri e propri deturpatori della cornice agreste della campagna romana. Il risultato complessivo è senz’altro interessante, la mostra non si limita a un solo movimento o scuola artistica e scavando tra personaggi e vicende quotidiane indaga efficacemente su temi e situazioni inusuali offrendo un reportage cinico e fedele sugli eccessi, nella sua declinazione più bassa, del XVII secolo capitolino.

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Fabio Bandiera