L’ amatriciana terapeutica

Ce so’ dei momenti in cui ti sfugge il senso di quello stai facendo e cerchi appigli che possano aiutarti ad aggrapparti alla vita reale. Cucinare è uno di questi ed allora anche se non hai fame e mangerai solo un quarto di quello che riuscirai a produrre ai fornelli cominci ad elaborare la ricetta che nella tua mente si comporrà in maniera sublime ma nella pratica sarà raffazzonata e claudicante come sono i sogni ad occhi aperti che viviamo…ma l’ importante è recuperare la serenità.

Cosa fare allora? Quale prelibatezza proporti (perché ovviamente sei solo) per connettere le papille gustative al tuo umore? Anatra all’ arancia con dadolata di mele? Scampi con granita di pesche all’ aceto di sherry? Macchè…buttamose su qualcosa di semplice e perfetto..ah ecco..amatriciana..sia ben chiaro Bombo’..con la “A” e senz’ acca, perché quelli come noi non capiscono un’ acca. Cominciamo con gli ingredienti…ecco qua..gli ingredienti…già cominciano i casini. Ognuno ha la sua teoria su ciò che si deve utilizzare. Ognuno in Italia conosce la vera ed autentica ricetta che i pastori esibivano sotto un tetto di stelle durante la transumanza. Inutile cercare di venire a capo del busillis, non sappiamo nemmeno se Amatrice sia Abruzzo o Lazio figuramose… Quindi la corretta ricetta è quella che ve piace e basta…anche se falsa ed ingannevole.

Cipolla, guanciale, vino bianco, peperoncino, pecorino, pomodori…na passeggiata de salute: c’ è tutto. Mettiamo l’ acqua sul fuoco e come comincia a scaldarsi ci immergiamo i pomodori intaccati con un coltello. Eh si perché dobbiamo spellarli belli roventi ululando alla luna terrorizzando il vicinato e pure quelli che stanno dando fuoco ad una macchina sotto casa vostra. Prendiamo il guanciale….è ancora buono. Lo tagliamo a listarelle senza mozzarci un dito. Poi è la volta della cipolla. Sembra un po’ andata…malefici indiani, i fruttaroli di prima si vabbè erano della Lazio ma la roba era buona. Comunque è dio che la manda. Possiamo finalmente giustificare le lacrime. Mischiamo con soffocata amarezza il tutto e lo mettiamo in padella con il peperoncino…si accende il fuoco sotto la casseruola. Dopo lo sconforto per aver sbagliato clamorosamente il recipiente atto alla cottura osservate il composto struggersi in un amplesso odoroso. La cipolla impunemente si imbiondisce, il guanciale impudico diventa un opale, il peperoncino è il loro torbido cupido…ce so’ cascati.

Giunge il momento del vino. Lo sbuffo di vapore generato tra l’ incontro fatale tra l’ olio caldo ed il bianco dei castelli cristallizza le lacrime prodotte dalla cipolla, penetrando nelle narici scaccia l’ odore della tristezza. Ciò che si forma nella casseruola ti commuove come il viso della tua donna sul cuscino, hai sempre amato quel liquido dorato che si forma dall’ incontro lascivo del vino con l’ olio. Prendi i pomodori dopo averli spellati e privati dei semi quando ancora erano roventi, il dolore più lieve della giornata. Indugi…stai per accompagnarli delicatamente nel composto di cui ami il colore, sai che svanirà…ma lo devi fare. Ciò che era bellissimo quell’ immagine unica, svanisce all’ arrivo del pomodoro…ma solo nella casseruola…nella tua mente no. Passano i minuti…è quasi pronto…nel frattempo ti scoli un bicchier di bianco avanzato, fai finta che sia un aperitivo.

Cerchi il pecorino…ha un odore strano…lo assaggi..non sei più attendibile. Guardi Rif, il tuo cane brutto ma in compenso molto stupido, ti guarda con quegli occhi innamorati che solo un orrendo quadrupede può avere. “Piccolo assaggia dai…”. Ti senti veramente stupido..mangerebbe di tutto dalle tue mani, è un test meno attendibile di te. Risparmi questa sofferenza al tuo migliore amico e getti due manciate di formaggio nel sugo. Fai mantecare o come cavolo dicono quelli bravi. Il bucatino è pronto, manca un minuto. Lo cacci e lo getti nella casseruola con un nonnulla di acqua di cottura. Giri il tutto un minuto. Spegni, è pronto. Impiatti e porti davanti alla tv, perché se sei solo mangi davanti alla tv. Ti versi un ulteriore bicchiere di vino e guardi il piatto. Non hai fame. Meglio il telefono, il tuo amore lontano saprà lenire meglio l’ amarezza della brutta giornata. Buon appetito a voi.

 

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Francesco Lorito

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