Foodies Roma: la community più golosa della Capitale

Foodie è uno degli hashtag più utilizzati nell’ambito del “food & beverage” sulla piattaforma di Instagram e, proprio da questo termine ha tratto ispirazione un gruppo di giovani per dare vita ad una realtà chiamata Foodies Roma. “È la community di tutti gli appassionati di cibo che vivono nella Capitale, così gli ideatori ci spiegano il loro progetto.

Foodies Roma ha raggiunto in soli 7 mesi un seguito di oltre 20mila follower, una cifra da fare invidia alla maggior parte dei profili ufficiali dei locali più noti della città. Qui, ogni giorno, vengono pubblicate fotografie dei “posti più cool e unconventional” romani, proprio come suggerisce il loro slogan.
Noi di Lineadiretta24.it, non potendo rimanere indifferenti alle novità del settore enogastronomico, abbiamo deciso di intervistare i creatori del profilo più gustoso della Capitale.

Siete in attività da Febbraio 2015 e il vostro profilo, in pochi mesi, è stato preso d’assalto da un grandissimo numero di follower. A cosa pensate sia dovuto questo successo?

Immaginiamo sia dovuto all’approccio con cui ci rivolgiamo agli utenti, ovvero con una comunicazione informale, scherzosa, senza prenderci mai troppo sul serio. Ovviamente non ci aspettavamo un risultato di questa portata, ma siamo contenti di essere riusciti ad individuare – almeno stando ai feedback – un’esigenza dei romani, rispondendovi nella giusta modalità.

Foodies Roma

Ma facciamo un passo indietro, innanzitutto come è nato questo progetto?

Siamo sempre stati appassionati di cibo e i nostri amici ci chiedevano spesso consigli sui locali da provare. Così abbiamo pensato di condividere con un bacino d’utenti  più ampio le nostre esperienze, mettendole a disposizione di quella che avremmo voluto diventasse una vera e propria community. Non avevamo trovato nulla di simile sui social e abbiamo avviato questo progetto. Ad oggi, in altre parti del mondo, abbiamo rintracciato piattaforme parallele, e ci ha fatto sorridere vedere che la nostra stessa idea è stata concepita in una città come Boston.

Perché, se per molti eravate sinonimo di affidabilità in materia culinaria, avete scelto di portare avanti quest’iniziativa da dietro le quinte non rivelando la vostra identità?

Desideravamo che Foodies diventasse un progetto condiviso e, dunque, non solo nostro. L’idea era che non fossimo noi a consigliare un locale, ma che questo profilo rappresentasse una rete attraverso cui le persone connettendosi  potevano suggerire un’esperienza nel settore enogastronomico. Creare una sorta di contenitore più partecipato ci stimolava molto.

Avete deciso di utilizzare Instagram come principale vetrina. Qual è la motivazione alla base di questa scelta?

Foodies Roma nasce non solo dalla passione per il cibo ma anche dalla nostra predilezione per la fotografia. Instagram, quindi, ci sembrava lo strumento migliore per connettere queste due realtà. Presentare una bella location o un buon piatto attraverso una foto risulta più semplice, perché in questo modo la comunicazione viene veicolata da un messaggio immediato.

Per molti romani rappresentate una sorta di motore di ricerca per scoprire i luoghi più sfiziosi della Capitale. Sulla base di quali criteri selezionate  una location e scegliete un particolare piatto da postare sul vostro profilo?

Partiamo sempre dal presupposto che un locale o un ristorante debba colpirci, e questo avviene sulla base di uno specifico aspetto che può essere l’arredamento, l’atmosfera  o un piatto proposto. Un luogo per essere scelto deve avere una particolarità tale da rendere l’esperienza in loco interessante ed originale. Selezioniamo i piatti scegliendo tra i più buoni che abbiamo provato, postando quelli con una resa estetica migliore e più rappresentativi.

Pubblicate quotidianamente molte immagini di locali sempre diversi, prendendo di frequente le fotografie dai profili Instagram di altri utenti. Queste persone fanno parte del vostro staff di fiducia che si occupa di sperimentare per voi i piatti che postate?

No, noi proviamo personalmente tutti i locali, ma essendo spesso la community a proporceli e ad inviarci una foto delle loro esperienze, quando lo scatto è bello ci piace condividerlo con le altre persone. Questo ci permette di rendere tutti partecipi, così da creare attraverso le immagini degli utenti una sorta di racconto unico, vissuto però da soggetti differenti.

Foodies Roma

Nelle didascalie delle foto che postate non sono presenti riferimenti alla qualità del cibo. Vi affidate esclusivamente al potere delle immagini per attrarre i follower. La vostra è una scelta mirata?

Si. Noi non siamo né critici gastronomici né grandi esperti, quindi non esprimiamo giudizi. Utilizzando le immagini, condividiamo un’esperienza  generale che comprende tanti aspetti, quindi non solo la qualità del prodotto; poi se le altre persone ne sono attratte provano a riviverla.

A fronte del vostro successo, avete mai pensato di esportare questa formula in altre città o addirittura all’estero?

L’idea ci è passata per la mente perché è in linea con il concept di progetto collettivo. In questo modo ogni città andrebbe a rappresentare un punto nevralgico di una rete più estesa. Riteniamo che Foodies Roma sia declinabile a tante realtà, ma per il momento questo progetto è solo in cantiere. Nel periodo estivo, però, abbiamo proposto qualche locale – non distante dalla Capitale – per una gita fuori porta: non volevamo abbandonare completamente i nostri follower.

Avete dei progetti per il futuro?

Stiamo progettando di lanciare dei piccoli eventi relativi all’attività di ristorazione su Roma mirati a coinvolgere la nostra community. Sono pensati come dei momenti da vivere tutti insieme per condividere in compagnia un’esperienza gustativa. Potrebbe trattarsi di aperitivi con appuntamenti a cadenza fissa, ma i dettagli sono ancora da definire. Ci piacerebbe condividere con un gruppo molto più grande quello che generalmente viviamo noi quando proviamo un locale.

 

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Beatrice Gentili

Spettatrice compulsiva di serie tv, dopo aver visto 8 puntate di fila, non capisce più quale sia la finzione e quale la realtà. A breve collega di Freud, ama follemente il cibo e la sua famiglia. La sua valvola di sfogo preferita è il clacson della macchina. I biscotti con l'uvetta che sembrano biscotti al cioccolato sono il motivo principale per cui ha problemi di fiducia.