Voci di quartiere: alla scoperta del lago Ex-Snia

Alle spalle dell’ex fabbrica tessile Viscosa, tra la Prenestina e il quartiere residenziale di Casal Bertone, sorge l’unico lago naturale della Capitale, uno specchio d’acqua di notevoli dimensioni che quasi stona tra i palazzi ed il cemento della città. È proprio lui, il laghetto Ex-Snia, “Il lago che combatte”, quello celebrato nella canzone di Assalti Frontali e Muro del Canto. Dopo circa un ventennale di battaglie, finalmente libero dalle speculazioni e approfittando dell’arrivo della primavera, il laghetto ha deciso di farsi conoscere meglio da quanti desiderano abbandonare per un attimo il caos cittadino e rifugiarsi in un’oasi verde di acqua e natura rigogliosa. Anche noi di LD24 non abbiamo resistito al richiamo ancestrale della natura e ci siamo decisi a solcare la soglia che separa quest’ultima dal triste cemento.

Ed è proprio un altro mondo quello che ci troviamo di fronte oltrepassando il cancello d’entrata di via di Portonaccio: quasi ci si dimentica di essere in piena città. L’area è totalmente verde, recintata e messa in sicurezza, anche se ancora in procinto di prendere le sembianze di un parco vero e proprio. Il terreno erboso è irregolare, dall’entrata infatti non è possibile vedere lo specchio d’acqua; probabilmente verrà spianato o magari si preferirà lasciarlo così, più naturale possibile, e sfruttare l’elemento sorpresa.

La visita inizia con una guida che pazientemente spiega ai presenti la storia dell’area in cui ci troviamo, storia che inizia nel 1954, quando la fabbrica tessile Cisa Viscosa cessa la produzione. Si arriva poi al momento cruciale, ovvero al 7 novembre del 1990, quando il noto “palazzinaro” Antonio Pulcini, acquista i capannoni e l’area circostante in seguito ad una concessione edilizia rilasciata nel mese di maggio dello stesso anno dall’assessorato all’Urbanistica della Regione Lazio. Anche se il tribunale successivamente proverà la falsificazione delle planimetrie sulla base delle quali era stata concessa la licenza per costruire, nel 1992 iniziano i lavori per la costruzione di un centro commerciale, e, appena si buca il sottosuolo per gettare le fondamenta, ecco sbucare l’acqua. Ovviamente il cantiere si allaga, e Pulcini, che non ha nessuna intenzione di bloccare i lavori, pensa bene di pompare l’acqua che sgorga direttamente nelle fogne. L’idea si rivela pessima, se non di più, poiché a causa di un acquazzone si rompe il collettore della rete fognaria e, come dice la canzone, “si riempie di merda il Pigneto”.

Nasce così il lago, che tra espropri, occupazioni, mobilitazioni cittadine e quant’altro, ora finalmente è fruibile ed accessibile a tutti, previa corretta definizione del perimetro dell’area s’intende. Ed eccolo qui il nostro laghetto, accuratamente recintato ma ben visibile nonostante il canneto che lo circonda. E lì, su un lato, il mostro di cemento, lo scheletro del famoso centro commerciale che Pulcini pretendeva di far reggere sull’acqua. Ne vediamo 4 piani, e la guida ci spiega che ce ne sono altri tre sott’acqua. L’acqua, proveniente da un fiume ormai non più visibile, ovvero il Fosso della Marranella, è assolutamente pulita, in quanto acqua di falda, e conseguentemente pubblica. In base alle analisi effettuate dagli specialisti il sito presenta le cariche batteriche tipiche di un lago, non vi sono quindi contaminazioni provenienti da fogne o scarichi. Insomma, quest’acqua è balneabile alla faccia del “palazzinaro” che ancora insiste con la storia che il lago è il frutto della rottura di una tubatura fognaria!

Nell’area sono state censite 180 specie di piante, nonché 50 di uccelli, molti dei quali protetti a livello europeo. Ci sono martin pescatori, cormorani che spesso sostano sul mostro di cemento, i germani reali che vivono stabilmente nell’area (ma che al nostro arrivo si sono nascosti), una coppia di tuffetti, gallinelle d’acqua che nidificano tra i canneti, poiane, almeno tre esemplari di gheppio, picchi rossi, pettirossi, fringuelli, verdoni, verzellini, capinere, e gli immancabili gabbiani reali che scorazzano indisturbati, soprattutto di notte, anche per il quartiere di Casal Bertone … L’elenco sarebbe davvero lungo, ma testimonia chiaramente il fatto che la zona è una sorta do oasi verde nel deserto di cemento.

Non mancano ovviamente i pesci, introdotti però negli anni 90, tra i quali spicca il persico sole. E con un certo orgoglio la guida ci informa che recentemente, in un filmato realizzato da volontari, è stata avvistata persino una volpe. Dunque, l’area è davvero incredibile, anche perché è l’unico presidio naturale più vicino alla città, anzi, dentro la città stessa.

La visita prosegue avvicinandoci agli scheletri dei capannoni dismessi dell’ex area industriale. Negli anni Venti erano la sede degli stabilimenti della storica fabbrica SNIA Viscosa che nella prima metà del Novecento produceva rayon attraverso la raffinazione chimica della cellulosa. Durante la seconda guerra mondiale si tessevano tende, divise e zaini per i soldati al fronte, e sotto la fabbrica era stato costruito il rifugio antiaereo del quartiere. Successivamente però la generale crisi dell’industria chimica italiana ne decretò la chiusura nel 1955, con l’abbandono dei capannoni e degli uffici che rimasero nascosti dietro il muro di cinta. Fu in questo momento che la vegetazione si riprese il suo spazio nonostante quei 14 ettari facessero gola alla grande rete dei costruttori romani che, già all’ inizio degli anni Sessanta, aveva iniziato a prendere possesso della Capitale.

Attualmente sono in programma delle giornate di progettazione che serviranno a delineare le linee guida e le mappe del lago e dell’area che, in seguito allo stanziamento di 500.000 euro è stata strappata definitivamente (e finalmente) al privato, dopo aver bloccato peraltro tutta una serie tentativi di speculazioni edilizie (le ultime sarebbero quattro torri da 100 metri con le fondamenta letteralmente in una falda acquifera!). In attesa che il lago e l’area circostante possano presto diventare un’area pubblica ed aperta al pubblico (non solo in occasione di visite guidate), diamo un ultimo sguardo alle placide acque del lago e salutiamo un germano reale che, probabilmente consapevole della dipartita del nostro gruppo di disturbatori, ha deciso di fare capolino dal canneto. E mentre torniamo di nuovo tra il cemento cittadino qualcuno tra i presenti canticchia qualche strofa del rap dedicato al luogo appena visitato:

Palazzinaro amaro, sei un palazzinaro baro/per tutto il male fatto a Roma adesso paghi caro/al funerale del tuo centro commerciale/è bellissimo vedere il nostro lago naturale”.

Per le foto si ringrazia Luca Lanzalaco

Twitter: Claudia78P

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Claudia Pellegrini

Nasce a Sora nel lontano 1978. Cresce divorando libri di ogni genere e consumando penne su fogli di quaderno. Tra una storia e l’altra si diploma al Liceo Classico, e sceglie di lasciarsi alle spalle la Ciociaria ed i gatti per tentare la fortuna a Roma dove, nel corso degli anni, consegue prima una Laurea Magistrale in Lettere Moderne, e poi, più per noia ed abitudine che per amore dello studio, ritorna nei corridoi della Sapienza per conseguirne un’altra in Editoria e Scrittura. Lettrice seriale e maniacale (toglietele tutto ma non i suoi libri), “gattara” e pizzaiola, divoratrice di film horror e serie tv, nonostante sia ormai un reperto archeologico ancora non ha trovato la sua strada nel mondo. Forse è nascosta tra le pagine di un libro magari scritto proprio da lei.