Conferenza-Evento “Troppe Scale per il Signore a Rotelle!”

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Nell’intima cornice del Teatro Gianelli, domenica 31 Maggio, si è svolta la Conferenza-Evento “Troppe Scale per Il Signore a Rotelle!”, ormai giunta alla sua seconda edizione, organizzata dalle Associazioni Culturali ItinerArte e Messaggi. L’evento è nato all’interno del Progetto Spacca, una vera e propria fucina di iniziative culturali che accoglie semplici cittadini e professionisti dello spettacolo al fine di sensibilizzare la società nei riguardi delle barriere architettoniche, ma soprattutto mentali e culturali.

Partendo dal presupposto che la felicità è, o meglio, dovrebbe essere un diritto naturale inalienabile, viene spontaneo chiedersi per quale motivo debba esserci differenza tra un cittadino che percorre le strade della vita camminando su due gambe ed uno che invece siede su di una carrozzina. Perché quest’ultimo debba, quotidianamente, fare i conti con le barriere architettoniche che gli impediscono di uscire di casa, salire su di un mezzo pubblico, andare a fare la spesa. E soprattutto, ci si chiede perché debba necessariamente essere trattato come una sorta di alieno, un qualcosa da evitare, uno che se incontriamo per strada ci fa sentire in imbarazzo perché non sappiamo in che modo rapportarci con lui. Questo atteggiamento deve cambiare, è necessario attuare una “rivoluzione che parte dal basso”, per usare le parole della regista dello spettacolo “Il Signore a RotelleStefania Papirio, bisogna trasformarci da cittadinanza indifferente e passiva in “cittadinanza attiva”, proprio come hanno fatto gli attori del già citato spettacolo, i quali hanno voluto spendere un po’ del loro tempo nella battaglia al privilegio, all’indifferenza, cercando, nel loro piccolo, di abbattere quante più scale possibili.

E sono stati proprio gli attori del Progetto Spacca ad introdurre tramite spezzoni dello spettacolo teatrale diversi ospiti-cittadini attivi, i quali ci hanno illustrato le svariate problematiche che rendono la vita di un “Signore a rotelle” davvero difficoltosa. Daniele Stavolo, presidente dell’Associazione Paraplegici di Roma e del Lazio, ha introdotto lo spinoso tema dell’accessibilità, il problema più evidente di quanti, armati di carrozzina, si accingono ogni giorno ad uscire di casa. Si è purtroppo costretti ad adattarsi alla città e non viceversa, e questo perché una città come Roma, invece che creare strutture già predisposte ad accogliere tutti, da sempre preferisce adottare il cosiddetto “accomodamento ragionevole”, ossia quell’eccezione che si adotta quando ci sono delle barriere architettoniche. Non sarebbe più facile, in primis, non realizzarle, piuttosto che dover intervenire successivamente? Sarà, forse, che la società oggigiorno è poco sensibile e troppo egoista?

Ed è di egoismo ed indifferenza che si è discusso con Giuseppe Trieste, presidente di Fiaba Onlus, il quale ha riconosciuto, con rammarico, il fatto che l’ambiente in cui tutti ci muoviamo non è idoneo per nessuno. Purtroppo attualmente la disattenzione è totale, e non solo nei confronti di chi ha un problema che si evidenzia a livello fisico, ma di coloro che il problema ce l’hanno dentro di se e non possono o non vogliono mostrarlo. Dunque c’è necessità di una campagna di sensibilizzazione che porti a non puntare il dito sui “Signori a Rotelle”, quasi fossero un punto nero su di un foglio bianco, ma su tutta la diversità umana qualunque sia la sua particolarità, così da creare un mondo accessibile davvero a tutti, nessuno escluso.

L’architetto Bares Raffaelli ha ribadito l’importanza di una città accessibile a tutti grazie ad una “cultura inclusiva”, una cultura che permetta il movimento, l’entrata, e gli spostamenti a tutti, non solo a chi utilizza una carrozzina, ma anche a tutti coloro che hanno problemi di deambulazione, alle mamme con i passeggini, o a chi trasporta semplicemente una valigia. A livello architettonico sono molti gli impedimenti che non permettono l’accesso agevolato a molteplici strutture anche di interesse pubblico, soprattutto in Italia, dove, ancora una volta, il problema è prettamente culturale.

La parola d’ordine resta dunque “sensibilizzare”, ma anche “aprire gli occhi” e rendersi conto che la diversità è solo nella testa di chi la vede, di chi crea un inutile pregiudizio, quello stesso pregiudizio che Attilio Spaccarelli, autore del libro Troppe Scale, ovvero la genesi ed il motore primo che ha dato il via allo spettacolo teatrale, si augura non abbiano tutti coloro che vorranno leggere il suo libro. Si tratta di una sorta di autobiografia senza esserlo in effetti, un romanzo che non è un romanzo ma una straordinaria narrazione umoristica del lato amaro della realtà. Si potrebbe definire un manuale che esamina i diversi aspetti della vita quotidiana di un disabile, impegnato in una continua sfida fra barriere architettoniche e pregiudizi alla continua ricerca della “normalità”.

E cosa ci può essere di più normale che godersi una bella vacanza? Turismo è sinonimo di accoglienza, e spesso i nostri “amici a rotelle” non ne ricevono troppa. A questo proposito l’intervento di Access Emotion, nella persona di Silvia Castrucci, ci fa riflettere sull’importanza del turismo responsabile e soprattutto accessibile, poiché ognuno di noi ha specifiche esigenze ed è fondamentale che vengano capite ed accolte.

Dunque, bando all’indifferenza, come ci esorta a fare Eva Lupo dell’Associazione Cultura e Messaggi, e bando soprattutto a quell’imbarazzo che non ha ragione di esistere, imbarazzo dal quale siamo letteralmente posseduti ogni volta che ci troviamo di fronte ad un “Signore a Rotelle”, poiché siamo tutti rigorosamente UGUALI, e come tali abbiamo il diritto di essere trattati. Ed in nome dell’uguaglianza dobbiamo pretendere pari diritti per tutti ed accessibilità ad ogni luogo, a partire dai mezzi pubblici che, come ci ha ricordato Ketty Giansiracusa, comune cittadina, cantante, studentessa di musicoterapia, nonché splendida “Signorina a Rotelle”, non sono a norma come vorrebbero farci credere, partendo da quelli dell’Atac fino ad arrivare alle compagnie dei taxi.

La Conferenza-Evento ha portato avanti un messaggio di grande senso civico ed attualità facendosi portavoce di chi pretende un trattamento non privilegiato, come si potrebbe tendere a pensare, ma giusto, equo, normale. Dunque, abbattiamo queste scale che sono troppe per tutti, impegniamoci a creare un accesso alla vita che sia percorribile agevolmente dalle ruote di una carrozzina ma anche dalle scarpe di chi utilizza le gambe. “Noi siamo i futuri genitori della meglio gioventù”, – come ha affermato Gianluca Gaeta moderatore dell’evento – diamo un esempio, creiamo un mondo in cui nessuno è secondo a nessuno, nessuno è diverso da nessuno.  image(2)

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Claudia Pellegrini

Nasce a Sora nel lontano 1978. Cresce divorando libri di ogni genere e consumando penne su fogli di quaderno. Tra una storia e l’altra si diploma al Liceo Classico, e sceglie di lasciarsi alle spalle la Ciociaria ed i gatti per tentare la fortuna a Roma dove, nel corso degli anni, consegue prima una Laurea Magistrale in Lettere Moderne, e poi, più per noia ed abitudine che per amore dello studio, ritorna nei corridoi della Sapienza per conseguirne un’altra in Editoria e Scrittura. Lettrice seriale e maniacale (toglietele tutto ma non i suoi libri), “gattara” e pizzaiola, divoratrice di film horror e serie tv, nonostante sia ormai un reperto archeologico ancora non ha trovato la sua strada nel mondo. Forse è nascosta tra le pagine di un libro magari scritto proprio da lei.