S.O.S. Villa Massimo tra degrado e abusivismo

C’ è un piccolo parco a Roma che è chiuso da ormai più di due anni: si chiama Villa Massimo e si trova tra via Nomentana e Piazza Bologna. E’ molto triste passarci davanti, vedere i cancelli chiusi dai lucchetti e il parco lasciato nel degrado. Uno spazio pubblico, dove dovrebbero giocare i bambini e scorrazzare i cani, è abbandonato e tolto alla fruizione dei cittadini da ormai troppo tempo.

Ma perché? La causa è l’iter amministrativo e burocratico a cui è sottoposto. Lo scorso autunno è stata emessa una sentenza dal Consiglio di Stato che ha rimesso al Comune di Roma l’onere di rivedere la concessione per l’area giochi e il punto di ristoro, che non rispettava il vincolo del 1927 esistente su Villa Massimo. Un vincolo paesaggistico che doveva preservarne il carattere e l’integrità. A gennaio 2013 le ruspe hanno iniziato ad operare per un progetto che stravolgeva e privatizzava ulteriormente la pineta. A febbraio il Direttore del Servizio Giardini sospendeva i lavori. Alla chiusura del parco dovrebbe poi seguire la demolizione di quei manufatti non rispettosi del vincolo ambientale.

Nonostante l’impegno dei comitati di quartiere del II Municipio (ben ventidue) che ci ricordano che la pineta di Villa Massimo è un bene comunale di grande valore e che, in quanto tale, deve essere al più presto restituita alla città e ai cittadini. Nonostante tutte le iniziative promosse proprio per contrastare il progetto che privatizzava ulteriormente la pineta: un presidio in Campidoglio e uno davanti alla sede del Municipio, una catena umana intorno al parco e una raccolta di firme, a cui hanno aderito 3000 cittadini, che chiedevano la salvaguardia del vincolo paesaggistico sull’area. E nonostante la sentenza del Consiglio di Stato del 9 settembre 2014 che accoglieva il ricorso dei cittadini e passava la palla agli uffici tecnici del Comune di Roma, la villa resta ancora chiusa e sta morendo nelle pastoie burocratiche.

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Giulia Lucchini