Roma è casa (famiglia)

Gli operatori, i presidenti delle cooperative, i volontari e gli ospiti delle case scesi in piazza, hanno consegnato ad Erica Battaglia, Presidente della commissione Politiche sociali, un appello indirizzato al Sindaco Marino, alla Giunta ed ai Consiglieri comunali sottoscritto da diverse organizzazioni (Federsolidarietà, LegacoopSociali, AGCI, Casa al Plurale, CNCA, CNCM, Social pride, movimento Diamoci una mano) che si occupano di Case famiglia presenti sul territorio romano. «Siamo qui- afferma Luigi Vittorio Berliri, Presidente della cooperativa Spes Contra Spem e Presidente di Casa al Plurale – per sollecitare l’attenzione del Consiglio comunale che deve votare il bilancio. E’ importante che vengano inseriti in bilancio i fondi che ci servono per far funzionare le Case famiglia. 

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Attualmente i fondi stanziati sono la metà di quello che servirebbe per far funzionare queste case; dentro vi lavorano persone ad ogni ora del giorno, tutti i giorni: mattina, pomeriggio, notte e festivi, ininterrottamente e tutto questo ha un costo insostenibile. I concittadini più deboli, sono cittadini del Comune di Roma, è il sindaco che se ne deve fare carico e lo fa quando invece di mandarli in istituto o giù dalla rupe Tarpea, come si faceva un tempo, li inserisce in una Casa famiglia. Le case sono degli ambienti belli, ospitali, a misura d’uomo, in cui le persone sono anche felici, se messe in condizioni di esserlo ma tutto questo ha bisogno di un finanziamento».

Uno striscione é stato esposto davanti la fontana: “SALVAROMA? ROMA CASAFAMILIAE” «Dal governo è arrivato il decreto SalvaRoma, SalvaRoma vuol dire salvare i suoi concittadini più deboli, salva le case famiglia!- continua Luigi Vittorio Berliri – Per quanto riguarda bambini e adolescenti, a Roma il numero delle case è abbastanza sufficiente, ci sono circa 1500 bambini ospitati in comunità e altrettanti in affido e in adozione, ma i fondi sono totalmente insufficienti. Per quanto riguarda le persone con disabilità, sono 384 le persone ospitate e altrettante sono in lista d’attesa, l’ansia e l’angoscia dei genitori nel chiedersi “cosa succede dopo di noi” è enorme. Tantissimi genitori vengono a chiedere nelle nostre case se c’è un posto per il proprio figlio o come possono fare per aprire una Casa famiglia, la risposta che siamo costretti a dare è sempre la stessa: non ci sono soldi, non c’è posto per tuo figlio. Davanti ad un’angoscia così, una settimana fa un padre ha ucciso il figlio e la moglie e si è costituito alla polizia dicendo: metto fine ad una sofferenza atroce». La manifestazione si è conclusa con un simbolico flash mob: i manifestanti hanno lanciato nella fontana di Trevi, invece delle consuete monetine, le chiavi delle Case famiglia presso le quali lavorano o vivono e liberato, nel cielo nero prima della tempesta, i duemila palloncini verdi. 

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