Roma cambia brand: il Colosseo sfratta la Lupa

Realizzato dall’agenzia torinese Mediapeople (per la modica cifra di 40mila euro), aveva scatenato tutta una serie di polemiche in rete, soprattutto per la somiglianza con il logo di un’importante marca di pasta. Attualmente, a detta dell’assessore alle attività produttive, Marta Leonori, non suscita l’entusiasmo e il consenso di nessuno. “Anzi – aggiunge la Leonori – ci stiamo chiedendo se la Lupa sul capitello possa rappresentare effettivamente Roma”. Ci sarà una gara, forse affiancata da un sondaggio sul web, ed è molto probabile che al posto della Lupa potrebbe esserci il Colosseo che è indubbiamente il monumento più rappresentativo della città, nonché il più conosciuto. Ma è anche probabile che il Campidoglio decida per un disegno stilizzato che non preveda monumenti, come hanno fatto altre capitali: il cuore di “I love New York“, l’omino verde dei semafori di Berlino, o le tre X di Amsterdam.

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Lo sfratto della Lupa non è piaciuto quasi a nessuno, anche perché, se ci riflettiamo, chi meglio di lei, che ha contribuito all’origine di quella città che per secoli fu Caput Mundi, rappresenta meglio Roma? In fondo è la Lupa ad aver allattato Romolo e Remo, è lei che ha innescato il meccanismo che ha portato alla fondazione della città. Inoltre, come ci spiega la storia dell’arte, era un brand già nell’antichità, più precisamente a partire dal periodo tardo-repubblicano, per poi svilupparsi meglio in età augustea ed adrianea. La statua della Lupa era dunque l’icona stessa della fondazione della città: Roma era la lupa. Nell’antichità, quindi, i tre simboli della Roma imperiale erano la Lupa, la scritta Spqr e le aquile. L’anfiteatro Flavio, il Colosseo, non è mai stato un simbolo, poiché costruito solo nel I secolo, dunque non identificabile con la fondazione, le origini e la tradizione mitologica di Roma. Dunque, perché non restare fedeli alla cara vecchia tradizione? Qualcuno potrebbe obiettare dicendo che, se si fa vedere la lupa a un americano, probabilmente penserebbe che sia un cane che allatta, mentre il Colosseo risulterebbe più riconoscibile.
Ma la Lupa è sempre la Lupa, e, non’appena si è diffusa la notizia del probabile cambiamento, le polemiche sono fioccate, come c’era da aspettarsi. Paolo Bonolis, ad esempio, si è detto perplesso, secondo lui “vanno capite le ragioni di questa scelta: se fosse un motivo banale o soltanto un motivo turistico non avrebbe senso, perché la lupa è un simbolo storico di Roma”. Enrico Montesano la butta sulla goliardia calcistica (da tifoso della Lazio), dicendo: “Se devono togliere la lupa, ci mettano almeno l’aquila!?”. Ma l’attore romano si domanda anche “com’è possibile che l’amministrazione pensi a questo invece di rimettere in sesto ad esempio le strade e la viabilità?”.

Gigi Proietti, in una lettera al Messaggero, chiede al Comune di far sapere ai romani cosa verrà scelto al posto della lupa, e dice: “In Campidoglio dicono ancora che la Lupa non ha entusiasmato. A noi romani risulta lo stia facendo da secoli, che dico, da millenni. Nutrice di Romolo e Remo, protagonista di primo piano nei libri di storia e in quelli di storia dell’arte, signora di calchi, statue, statuette, souvenir di carta, gesso, stoffa e quant’altro, sigillo di bandiere e magliette. Non che si abbia qualcosa contro i cambiamenti. Per carità. Ma con tutti i problemi che ce so’, proprio della Lupa ci dobbiamo preoccupare?”.
È evidente che questa sostituzione non piace per niente, ma al Campidoglio sembra importare poco: Marino ha aperto la caccia alla Lupa e di tornare sui suoi passi non ne vuole sapere. Qualcuno però potrebbe prendersi la briga di avvisarlo che, oltre a non essere questa la stagione della caccia, il lupo, da animale in estinzione qual è, è protetto, e quindi non cacciabile, dunque, sarebbe meglio lasciarlo dove si trova: sul capitello.

 

 

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Claudia Pellegrini

Nasce a Sora nel lontano 1978. Cresce divorando libri di ogni genere e consumando penne su fogli di quaderno. Tra una storia e l’altra si diploma al Liceo Classico, e sceglie di lasciarsi alle spalle la Ciociaria ed i gatti per tentare la fortuna a Roma dove, nel corso degli anni, consegue prima una Laurea Magistrale in Lettere Moderne, e poi, più per noia ed abitudine che per amore dello studio, ritorna nei corridoi della Sapienza per conseguirne un’altra in Editoria e Scrittura. Lettrice seriale e maniacale (toglietele tutto ma non i suoi libri), “gattara” e pizzaiola, divoratrice di film horror e serie tv, nonostante sia ormai un reperto archeologico ancora non ha trovato la sua strada nel mondo. Forse è nascosta tra le pagine di un libro magari scritto proprio da lei.

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