Rette alte e pochi insegnanti: bufera sugli asili nido di Roma

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Aumentano le rette degli asili nido, ma diminuiscono le maestre.  Dall’inizio dell’anno infatti è bufera negli asili nido per via dell’entrata in vigore del nuovo contratto decentrato per i dipendenti capitolini: un contratto che di fatto taglia il numero degli insegnanti aumentandone le ore. Il rapporto è di undici bambini per una maestra.

Mamme e papà sono così sul piede di guerra in attesa di un atto della giunta che sospenda la riorganizzazione dei servizi che dovrebbe entrare in vigore il 7 gennaio. Molti genitori sono infatti preoccupati per la sicurezza dei propri figli visto che spesso c’è solo una maestra a occuparsi di più di venti bimbi.  Il nuovo contratto non piace quindi tanto alle maestre quanto ai genitori che hanno deciso di esprimersi chiaramente contro le scelte del Comune, chiedendo la revoca del nuovo modello organizzativo degli asili nido di Roma Capitale. Il documento è indirizzato al sindaco di Roma Ignazio Marino. Per i genitori il nuovo modello organizzativo: “non considera le esigenze dei singoli bambini; non tiene conto dei progetti educativi e del lavoro svolto fin’ora dalle educatrici; abbassa in maniera considerevole la qualità dei servizi rivolti all’infanzia penalizzando fortemente l’educazione e la sicurezza dei nostri figli”. “Gli insegnanti che devono seguire tra i 15 e i 20 bambini, pannolini non cambiati, piccoli che tornano a casa senza merenda” sono le denunce più frequenti.

Questo problema si aggiunge a quelli già noti come le rette fin troppo care (quest’anno sono aumentate dal 7% al 15,5%) e la difficoltà di far entrare i propri figli negli asili nido comunali. E’ sempre più evidente quindi che purtroppo in Italia c’è una totale assenza di politiche familiari e che le famiglie si trovano ad affrontare le spese tutte sulle loro spalle. Forse anche per questo Roma è risultata secondo l’ISTAT la capitale di un paese che ha toccato quest’anno il minimo storico dei nuovi nati. Perché purtroppo fare figli sta diventando sempre più qualcosa per ricchi dato che le famiglie povere non sono minimamente aiutate dallo Stato. Secondo l’Eurostat l’Italia è infatti l’ultimo paese per le spese di sostegno alla famiglia. L’ISTAT dice che i minori in stato di povertà sono ben 1 milione 58 mila. Quindi quasi un bambino su sette vive in condizioni di estrema povertà. Peccato però che mentre aumenta il bisogno in Italia si tagliano le spese sociali. Nel 2008 i fondi statali per le misure sociali erano 2 miliardi e 526 milioni di euro e sono diventati nel 2012 229 milioni e 400 mila euro. Forse non servono gli ottanta euro mensili alle neo mamme, ma maggiori servizi, a cominciare dagli asili nido.

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Giulia Lucchini