Omicidio Vannini: le inquietanti intercettazioni ambientali

  • Cronaca Nera

  • Giustizia

Good 4.5

Continuano incessanti i punti interrogativi sul caso Vannini, il giovane ragazzo ucciso a Ladispoli da un colpo di pistola esploso a casa della fidanzata.
17 maggio, Marco, come spesso accadeva, resta a cena a casa Ciontoli, dall’ amata fidanzata Martina, i due sono insieme da tre anni, e trascorrono molto tempo a casa delle rispettive famiglie.

Doveva essere una serata come tante, da passare in tranquillità tra le mura care del focolare Ciontoli, invece alle 23.40 ca., il 118 riceve una chiamata da via De Gasperi, è Federico, fratello di Martina, in evidente stato confusionale richiede l’intervento dell’ambulanza: “c’è un ragazzo che non respira più, gli hanno fatto uno scherzo, si è spaventato troppo e non respira più”; l’operatrice al telefono pone qualche domanda per comprendere al meglio la dinamica dei fatti, Federico è in pieno panico, non sa cosa rispondere e passa la cornetta alla mamma, che dopo qualche secondo comunica all’operatrice del 118, “che il ragazzo si è ripreso, sta bene, l’ambulanza non serve”, ringrazia e riaggancia.

Non è così, ecco un’altra chiamata al 118, questa volta l’interlocutore è Antonio, padre della ragazza, richiede nuovamente l’ambulanza ma la versione questa volta è diversa: “il ragazzo stava facendo il bagno, è scivolato nella vasca cadendo su un pettine a punta e ora ha un buchino, posso portarlo anche io in ospedale”.
Il sottofondo della telefonata è raccapricciante, Marco dolorante si lamenta, chiede aiuto, prega di smettere, si lamenta ancora.
Se quello raccontato fino a qui appare inverosimile e sconcertante, tutto quello successo dopo vince l’Oscar del cinismo, dell’ipocrisia e dell’indifferenza.
Papà Ciontoli, di professione fa il militare in servizio al RUD, l’intelligence per la vigilanza e la difesa delle installazioni militari, detiene in casa diverse armi da fuoco, da una di queste, la sera del 17 maggio viene esploso il colpo mortale per il povero Marco. Questo è l’epilogo certo e tragico di quella che doveva essere una serata come tante.

Ciontoli arrivato in ospedale, vantando le sue qualità e la sua posizione di militare, “chiede”, gentilmente al medico di pronto soccorso di omettere dal referto che la ferita mortale sia da arma da fuoco, perchè così verrebbe compromessa la sua carriera, fortuna che coscienza sanitaria non asseconda l’istigazione.
Intanto per Marco non c’è più niente da fare, vittima della follia Ciontoli, straziante era riuscito a resistere, ma l’omissione dei soccorsi, chiamati e negati ha reso vano qualsiasi suo sforzo, anche per l’ultimo saluto a Mamma Marina, che ignara di ogni precedente, arriva correndo a cose compiute e ormai decise.

Il caso Vannini non suscita l’interesse della cronaca, o meglio non lo suscita quanto il divorzio tra la Rodriguez e il De Martino, ne parlano poco i primi giornali, le televisioni e i telegiornali, l’unica a interessarsi seriamente alla tragica scomparsa di Marco è la trasmissione in onda sui raitre Chi L’ha visto? Che le qualità e la posizione del Ciontoli fungano da deterrente nel mondo delle notizia? Fortuna che la famiglia Vannini è ospite fissa ogni mercoledì della Sciarelli, e ogni mercoledì vengono trasmesse le immagini da brividi delle intercettazioni ambientali del clan Ciontoli : ” Papà è buono ha sempre aiutato tutti, tutto questo tempo qui a fargli domande, mi pare esagerato per questa cosa, era destino che Marco morisse” così Martina, si preoccupa e si strazia della morte ingiusta del giovane fidanzato; la rassicura Viola, fidanzata di Federico, anche lei presente quella sera a casa dei Ciontoli, anche lei consapevole e connivente: “è meglio che è morto altrimenti restava handicappato, hai sentito già come parlava?”; ma l’apice lo raggiunge il primogenito che vuol farsi Giustiziere delle ingiustizie e avverte tutti :” se papà viene arrestato mi metto a studiare giurisprudenza e faccio un culo così a tutti.”
Poi il buon Ciontoli che suggerisce ai figli cosa dire e cosa non dire, insomma tutti davvero addolorati e inconfortabili per la responsabile e prematura scomparsa di Marco.

Ma siamo in Italia, a volte rispettiamo la Costituzione, pertanto vige il principio di non colpevolezza fino a sentenza definitiva, e quindi tutti a piede libero, in fondo per omissione di soccorso, pericolo di fuga, inquinamento di prove, istigazione a delinquere e omicidio ci pare “cosa esagerata” ritenere che sussistano le esigenze cautelari per disporre la limitazione della libertà personale, e allora tutto pronto in casa Ciontoli per il cenone della Santa Vigilia, agli eventuali ospiti, non venisse in mente di fare il bagno di mezzanotte nella vasca da bagno, le conseguenze le conoscete già.

Vuoi commentare l'articolo?

melania fusco

Classe 1982, romana e romanista doc, "fresco" avvocato con la grande passione per la scrittura e l'animo umano. "La penna è il mio pennello e realizzerò grandi opere di libertà".