Mafia Capitale: il sindaco Ignazio Marino in trincea

“Non mi cacciate neanche con i cannoni”, così Ignazio Marino dichiara che non si dimetterà da sindaco di Roma. D’altronde nessuno può costringerlo. E poi ha aggiunto: “Mi hanno pregato di candidarmi perché altrimenti  –  dicevano i sondaggi – coi candidati presentati da Pd avremmo perso Roma. Si sarebbe andati al ballottaggio fra Alemanno e i Cinquestelle, mi dicevano mostrando le indagini. Mi hanno scongiurato, quelli che adesso mi accusano di non essere duttile. L’ho fatto, ho vinto e ora questa è la battaglia della mia vita: liberare il Campidoglio dalla politica oscura, come ho detto il 7 aprile dell’anno scorso quando ho vinto le primarie. Bonificare, estirpare il malaffare. Capisco che ora ci sia chi ha paura, ma io non mi fermo e loro – la vecchia politica, i suoi interessi – non mi possono fermare”.

Marino è sotto pressione. Il primo cittadino è scosso, ma non molla. Ancor più dopo che mercoledì è stata intercettata alle poste di Fiumicino una lettera minatoria, a lui indirizzata, contenente un proiettile calibro 9×21. In un italiano sgrammaticato si legge: “Lascia stare l’anti-abusivismo”. Una minaccia che ha subito fatto scattare la possibilità di assegnare in tempi brevi la scorta al sindaco.

Il prefetto Franco Gabrielli con la sua relazione attesa per i primi di luglio dovrà dire se ci sono infiltrazioni mafiose nel Comune di Roma e sulla scia delle indagini della Procura prenderà una decisione. Il ministro della Giustizia Andrea Orlando è intervenuto con un’informativa alla Camera in merito all’inchiesta di Mafia Capitale: “Quanto sta accadendo a Roma merita una profonda riflessione di tutte le forze politiche, anche più in generale sui fenomeni correttivi e sulle prospettive di contrasto. Le indagini del procuratore capo Giuseppe Pignatone hanno consentito allo Stato di trarre indizi di colpevolezza riguardo  l’esistenza di un gruppo criminale che si avvale di vincoli associativi, minacce e intimidazioni, derivanti anche dal passato criminale di alcuni dei consociati, per ottenere appalti, con tecniche in parte assimilabili a quelle di stampo mafioso”. Il Comune di Roma potrebbe quindi essere sciolto per mafia o per illegalità.

Intanto il primo cittadino è sempre più isolato, dopo le dimissioni dell’assessore ai trasporti Guido Improta, si fa sempre più concreta l’uscita di un altro assessore: Silvia Scozzese, titolare del bilancio. Il premier Matteo Renzi ha di fatto scaricato il sindaco: “Marino non è in grado di proseguire”, ha dichiarato. Ma il sindaco non demorde e oggi ha annunciato che Mafia Capitale non potrà offuscare la corsa di Roma ai giochi olimpici del 2024: “Con la nostra giunta non è più accaduto che ci fossero infiltrazioni anche se sono chiari da tutte le indagini i tentativi fatti all’inizio”.

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Giulia Lucchini