Il triangolo d’oro delle antiche botteghe romane

A Roma, nel quartiere Sallustiano, ancora ci sono delle storiche botteghe artigiane. Proprio su Via Quintino Sella c’è Beppe Rampin, il calzolaio da cui si fornivano di francesine e mocassini su misura sia la famiglia dei Torlonia che quella dei Borghese. E’ un signore padovano e si è trasferito nella Capitale 49 anni fa. “Una volta si portava roba di classe – racconta Rampin – ora non c’è più buon gusto. Si indossa roba da tre soldi e le donne al posto delle scarpe indossano dei catafalchi. Purtroppo il mestiere del calzolaio sta finendo”. In realtà lui ancora lavora e ha clienti come Dario Argento, Angelino Alfano e Bigas Luna. Farsi fare un paio di scarpe da donna costa sui 600 euro, mentre per quelle da uomo il prezzo aumenta “perché ci vuole più tempo a fare i punteggi”. Il calzolaio dispensa poi alcuni preziosi consigli: non asciugare mai le scarpe vicino fonti dirette di calore, tenerle sempre con le forme apposite affinché non si formino pieghe e tagli, e infine usare poca cera per la pulizia.

Sempre su Via Quintino Sella, a pochi metri di distanza, c’è il negozio di pieghettato. La bottega storica delle “Sorelle Antonini” è l’unica specializzata e qualificata nella composizione del pieghettato artigianale. Da 120 anni fa vestiti su misura per donna, ma anche riparazioni di tutti i tipi su abiti da uomo. “All’inizio vendevamo biciclette e grammofoni poi con il tempo, dopo che mio zio Ruggero andò a Parigi, divenne una pieghettatura”, racconta Simona Belcastro, la figlia di Ornella Antonini, che da anni fa abiti e ha servito persone come le sorelle Fontana, Greta Garbo, Valentino, Gattinoni e Sarli. “Questo negozio ha una lunga storia” – prosegue la proprietaria- “Ma ora la gente preferisce comprare un pantalone a 10 euro e farsi fare l’orlo dai cinesi. La moda non esiste più. Noi abbiamo fatto domanda al demanio per la riduzione dell’affitto, visto che siamo una bottega storica, ma niente. Alla fine gli artigiani spariranno perché non hanno alcun aiuto”. Ma come si fa il pieghettato? Per farlo c’è un lungo procedimento: si deve inserire il tessuto dentro dei grandi fogli di cartone pieghettato, poi si mettono delle stecche di legno con dei pesi e si arrotola tutto. Infine si inserisce dentro un forno che raggiunge sui 100-105 gradi e una volta raggiunta questa temperatura si spegne e si toglie il modello che si mette a freddare. Così esce il tessuto pieghettato.

Infine su Via Flavia c’è un’antica sartoria: si chiama Gallo. “L’attività la aprì mio padre nel 1955 e siamo in questa via dal 1994. Prima stavamo sempre qui vicino, a Via Salandra – dice Marco Gallo – Nel nostro negozio vengono ancora tante persone dello spettacolo e della politica a farsi fare gli abiti su misura come Stefano Accorsi, Giancarlo Giannini, Ricky Tognazzi e Giovanna Mezzogiorno. Purtroppo la crisi ci ha molto danneggiati, questo continuo allarmismo, per cui la gente alla fine tende a risparmiare. Anche i clienti fissi hanno dimezzato la quantità per esempio da dieci capi a cinque”. Dallo smoking al gilet, dal paltò al cardigan, fino agli abiti da sera tutto si può fare su misura. E per tramandare un’antica tradizione alle nuove generazioni hanno deciso di aprire anche una scuola di sartoria. Dal 2007 infatti a Via Sallustiana c’è un laboratorio dove in tre anni di corso si insegna asolaia, gilettaia, pantalonaia, taglio maschile e femminile nonché alta sartoria. Sembra che “tutti quelli che escono da lì ora hanno un lavoro”. Tanti i mestieri che scompaiono. Come tanti sono coloro che cercano ancora, indomiti, un servzio a misura di persona. 

Un patrimonio non solo dell’artigianato, ma della cultura del nostro Paese che andrebbe salvaguardato. Mestieri che rischiano di scomparire, che potrebbero essere tramandati e insegnati alle nuove generazioni, valorizzati e custoditi nella loro lunga gestazione storica. Giovani che potrebbero così non solo mantenere vive delle tradizioni identitarie, ma anche trovare un’occupazione proprio in un momento in cui sembra così difficile riuscire a sbarcare il lunario in questa bella e dannata Penisola.

 

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Giulia Lucchini