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Da Roma a Ulàn Bàtor. 9000 Km, quattro ragazzi romani, un rally, una macchina e un progetto di beneficenza da finanziare. Una sola regola: vietate le autostrade. Manlio ha una laurea in Giurisprudenza, Luca è appena diventato economista, Marco è studente di tecniche sanitarie e Lorenzo è il fotografo e videomaker del gruppo. Dodici anni d’amicizia e la promessa di festeggiare i 25 anni con qualcosa di assurdo, “un’idea tanto romantica quanto immatura: il Mongolia Charity Rally”.

“Eroe Rosso” è la traduzione in italiano della capitale mongola Ulàn Bàtor, schiacciata fra la Russia e la Cina, dai fasti dell’impero di Gengis Khan a capitale di uno dei paesi più poveri del Mondo, ma con un tasso di crescita demografica fra i più alti del pianeta. Il progetto dei quattro ragazzi si chiama “book house”, ed è volto sostanzialmente a finanziare la costruzione di una biblioteca che costituisca uno spazio di apprendimento e di ritrovo per i bambini e per le loro famiglie nella periferia di Ulàn Bàtor, dove in inverno le strutture scolastiche non sono in grado di accogliere la massa di bambini delle popolazioni nomadi (circa il 30% della popolazione mongola) che si riversano nelle grandi città nel periodo più freddo dell’anno. Biblioteche che quindi avrebbero un ruolo sostitutivo fondamentale nel garantire un’istruzione a questi bambini, fra i più disagiati dell’Asia.

E allora ecco il Mongolia Charity Rally e il Gengis Van Team, il team dei quattro ragazzi romani che partecipano al rally benefico organizzato ogni anno dal 2007 dalla Onlus inglese “Go Help”, che inizialmente spostava da Londra una serie di ambulanze fino alla Mongolia e per il successo che ha avuto l’ha esteso ad altri tipi di veicoli e ad altri paesi. Si partirà a fine giugno da Londra, da Roma, da Parigi, ma anche Berlino, Madrid, Barcellona e da qualsiasi punto d’Europa. Appuntamento a Budapest con tutti i team europei che poi partiranno per la Mongolia.

A Roma la partenza probabilmente sarà dalla Garbatella dove c’è la sede della Libera Università del Cinema, che patrocinerà un documentario, seguito a sua volta da una mostra fotografica.

La partenza si avvicina, e intanto i ragazzi hanno organizzato delle serate teatrali di beneficenza e un crowdfunding, un finanziamento volontario e collettivo per sostenere gli sforzi soprattutto per l’acquisto della cosa più importante: la macchina, che all’arrivo sarà donata in beneficenza alla Onlus che ne deciderà liberamente la destinazione. “In base a quanto saremo in grado di raccogliere potremo permetterci il mezzo migliore. Chiunque volesse donarci la macchina, o vendercela ad un prezzo agevolato è ben accetto” è l’appello lanciato da Manlio, “lanceremo comunque un crowdfunding per coprire le spese che prevede una ‘ricompensa’ per la cifra donata: doneremo delle magliette, delle felpe, un video di ringraziamento da un luogo a scelta o una fotografia su commissione di Lorenzo in un posto specifico”.

Manca la macchina e un telefono satellitare per quella “tanto romantica quanto immatura” idea, poi li aspetta il Deserto del Gobi e 10 mila kilometri di strade ‘secondarie’, dalla Capitale di quello che fu l’Impero Romano alla Capitale di quello che fu l’Impero Mongolo di Gengis Khan. Per una buona causa. Buona fortuna!

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Francesco Amoroso