Via Latina, il Parco raddoppia la superficie visitabile

Prima della nascita dell’Appia la Via Latina era la principale direttrice verso basso Lazio e Campania. Intorno al XIII divenne un luogo dedito al pascolo e ai fondi agricoli, parti integranti della campagna romana di cui ancora oggi è visibile un tratto ottocentesco risparmiato dal recente sviluppo edilizio. E’ con giustificata con soddisfazione che il direttore del Parco Marina Bertinetti descrive il risultato raggiunto lungo l’arteria romana che “corre fra spettacolari monumenti funebri quali le tombe dei Pancrazi e dei Valeri entrambe perfettamente conservate e arricchite con corpi illuminanti che ne permettono una lettura nitida senza intaccare l’integrità delle delicate superfici decorate“. Lungo il mezzo chilometro percorribile sono stati sistemati dei pannelli didattici che forniranno un ausilio prezioso nel ricostruire un tragitto fondamentale e praticato per secoli, dagli Etruschi che sulla via Latina passarono nell’VIII secolo così come i Romani la utilizzarono come crocevia per le guerre Sannitiche del IV secolo. A questo si aggiunge una esauriente guida che la Soprintendenza ha messo a disposizione all’ingresso della visita, descrivendo nel dettaglio gli scavi e i restauri effettuati per l’ampliamento dell’aria visitabile. Un vero e proprio viaggio di scoperta lungo i secoli e attraverso i segni di un’area che pullula di storia.

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Tra i monumenti che si affacciano sul tragitto visitabile, importanza cruciale rivestono il sepolcri dei Pancrazi edificati per accogliere le spoglie di Valerio Paolino, esponente di spicco di una nobile famiglia romana. Struttura complessa costituita da una struttura in alzato e da due camere ipogee, dall’ingresso si accede un ambiente pavimentato a mosaico con scene marine mentre nel primo ambiente sotterraneo è visibile un sarcofago con un’iscrizione relativa al collegio dei Pancrazi. Affreschi allegorici ricchi di simbolismi affollano la volta a botte mentre il pavimento è caratterizzato da un mosaico bianco con due cornici nere. Nella seconda meravigliosa camera è notevole la decorazione la volta a crociera ad affresco e stucco ottimamente conservata, mentre un sarcofago in marmo greco campeggia nell’ambiente centrale in un insieme suggestivo e ricco di scene mitologiche che riempiono le lunette e i rettangoli del soffitto. Altro esempio di interesse sepolcrale disposto lungo l’arteria Latina è quello dei Valeri del II secolo d.C. costituito da due ambienti sotterranei separati da un vestibolo. L’intera struttura ipogea, comprese le scale, era rivestita di marmo di cui rimangono alcuni frammenti mentre sono ben conservate le decorazioni in stucco bianco sulle lunette e sulla volta a botte articolata in ben trentacinque medaglioni ricche di immagini dionisiache e figure femminili, con tanto di grifone nel tondo centrale che trasporta la defunta a miglior vita.

Di questa importantissima opera abbiamo avuto il piacere di parlare con Francesca Montella, una delle archeologhe dello staff della Sovrintendenza coinvolte nelle attività di scavo e allestimento, la quale ci ha raccontato che “le attività finalizzate alla restituzione e alla fruizione pubblica sono state molteplici e variegate: la creazione di percorsi sicuri e delimitati da parapetti a norma, la realizzazione di nuovi impianti di illuminazione per le tombe visitabili, costituiti da corpi illuminanti a luce fredda (indispensabili per la conservazione delle decorazioni a pittura e stucco) posizionati in modo da valorizzare la ricchezza e unicità dei rivestimenti decorati; la sistemazione dei reperti di recenti scavi al fine di consentirne la visibilità; la creazione di un blog per facilitare la comunicazione delle informazioni e novità, e la realizzazione dell’apparato didattico bilingue relativo a tutti i monumenti presenti nel parco (tot 16 strutture, tra pannelli didattici e totem). Questi pannelli didattici, redatti dal suddetto personale interno della Sovrintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma, illustrano storia, vicende, caratteristiche strutturali e decorative, accompagnando il visitatore lungo tutto il percorso. Sono inoltre in preparazione altri supporti digitali di approfondimento alla visita. “Tutte queste attività sono state realizzate nell’arco di 3 anni e siamo fiere ed orgogliose di averle portate a termine” afferma con un contagioso brio l’archeologa ” grazie all’utilizzo di fondi ordinari della Soprintendenza, un po’ per volta con sempre presente l’obiettivo finale della riapertura. Sono in corso altre attività di sistemazione e anche di indagine archeologica che si spera di riuscire a completare e comunicare al più presto, compatibilmente con le attività dell’ufficio e i fondi a nostra disposizione.

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Fabio Bandiera