Conversando con Peter Greenaway: l’arte e la morte del cinema [VIDEO]

Abbiamo incontrato il cineasta a Roma, al Museo dell’Ara Pacis, in occasione della giornata di chiusura del MashRome Film Festival 2014, kermesse internazionale, unica in Italia, dedicata al mash-up e, più in generale, al cinema sperimentale. E chi, meglio del regista di Lo zoo di Venere e Le Valigie di Tulse Luper, potrebbe dire la sua sulle nuove frontiere dell’arte visuale e delle innovazioni del linguaggio dei nuovi media? Greenaway dimostra un aplomb ammirevole, ma è molto sicuro di ciò che dice, anche delle affermazioni più estreme: “Il 21 settembre del 1983 il cinema è morto – dichiara alla platea – nei salotti di tutto il mondo, quel giorno, è arrivato il telecomando, che ha segnato l’inizio della fine”. O, ancora: “Non vi sentite in colpa per essere i responsabili del collasso del cinema italiano? Lo siete tutti, dai più giovani, alla signora seduta là in fondo, che scuote la testa!” 

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Greenaway, coraggioso e determinato alfiere della rivoluzione audiovisiva, procede mostrando slide relative a infiniti progetti, fatti di soluzioni spiazzanti, innovative, estreme. L’inquadratura “intrappola la totalità di ciò che vediamo con gli occhi”, e quelle che vediamo sono le soluzioni proposte del maestro per scrollarsi di dosso la sua tirannia. Uno dei suoi ultimi, coinvolgenti progetti è legato proprio alla nostra Penisola: si tratta di The Towers, realizzato a Lucca e consistente in quattordici storie, reali o fittizie, legate ad altrettante torri e proiettate sulla facciata della Chiesa di San Francesco. Una insolita ma assoluta lezione di cinema, culminata in un’intervista diretta che ha fatto emergere altre forti affermazioni di poetica e suscitato inconsueti spunti di riflessione. 

Vi presentiamo la nostra videointervista, che potrete ammirare cliccando QUI!

TWITTER@Chiara_Carna

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Chiara Carnà

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