C’era una volta la Fonderia Bastianelli

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All’angolo tra via dei Sabelli e via dei Reti, nel quartiere di San Lorenzo, c’erano le Fonderie Bastianelli, dove furono forgiati molti monumenti di Roma del secolo scorso (come il monumento equestre del Vittoriano). Ora sono state demolite e al loro posto probabilmente saranno costruite delle palazzine di quattro piani e parcheggi interrati per due piani.

Il Tar ha però bloccato il progetto e ha accolto il ricorso presentato dai residenti e da alcune associazioni di consumatori: non si potrà costruire nelle ex Fonderie Bastianelli. Così ora, come spesso succede (ahinoi!) nella Capitale, è tutto fermo. Ma soprattutto distrutto. A nulla sono servite infatti le proteste dei cittadini che volevano preservarle dalla demolizione. Né è servita l’occupazione da parte dei giovani del centro sociale “Communia” che al loro interno avevano organizzato mostre, eventi e messo su alloggi e uno spazio per lo sport popolare. Nell’agosto 2013 il centro sociale fu sgomberato per tornare nelle mani della Sabelli Trading srl, la società proprietaria dell’edificio.

Ora nell’area dello storico edificio, costruito nel 1908, si vedono solo tante ruspe e una voragine profonda, che dovrebbe essere la base di un edificio residenziale. La sentenza firmata dai giudici della seconda sezione bis dice che: “il nullaosta risulta essere stato richiesto in epoca successiva al rilascio del permesso di costruire”. In più, secondo i magistrati del Tar, “l’amministrazione avrebbe dovuto procedere a una disamina delle ricadute del progetto sul tessuto urbano, nel rispetto della conservazione storico-culturale della città di Roma”.

Il Tar del Lazio si è pronunciato dopo quasi tre anni negativamente sull’ormai avvenuta demolizione delle ex Fonderie Bastianelli. Mentre sempre il Tar ha prontamente fermato le “ruspe della legalità” che stavano aprendo i varchi sul litorale di Ostia il mese scorso. Lo ha fatto con un decreto d’urgenza su una serie di planimetrie giudicate inadeguate per individuare l’esatta localizzazione dei varchi da aprire e redatta da Renato Pagani, presidente dell’Assobalneari, uno dei più agguerriti oppositori della campagna per il libero accesso al mare inaugurata dal sindaco Marino. Insomma due pesi e due misure. E ora, dopo tre anni, lo storico edificio non esiste più e solo adesso il Tar, nonostante l’opposizione del comitato di quartiere, si ricorda che non c’erano i permessi per demolirlo e blocca i lavori. Troppo spesso il Comune di Roma ignora cosa demolisce: un patrimonio che andrebbe tutelato. E ora, chi risarcirà i romani di questa nuova perdita di un pezzo di storia? 

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Giulia Lucchini