Allarme acqua a Roma nord: oltre al danno, la beffa

Non era certo questo ciò che si aspettavano i residenti di quei quartieri rimasti senza acqua potabile, i quali ora protestano quasi increduli di fronte a quella che può considerarsi una beffa in piena regola. I loro figli nel frattempo vanno a scuola con borracce e disinfettanti per le mani, uniche armi per combattere l’emergenza arsenico. Lunedì mattina, infatti, di fronte un istituto scolastico di Via Ceva (nei pressi di Via della Storta) alunni e genitori hanno trovato un cartello del Comune: “Divieto di utilizzo dell’acqua per il consumo umano a causa dell’emergenza arsenico rilevata dalla Asl Roma C”. Da inizio settimana quindi i bambini sono stati forniti di bottigliette, anche perché il serbatoio d’acqua più vicino alla scuola dista più di un chilometro dall’ingresso. A tal proposito, nelle zone di Tragliella, Malborghetto e Piansacoccia sono stati attivati sette serbatoi d’acqua, che non servono però a placare le crescenti polemiche.

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Nonostante la conclamata pericolosità, molti cittadini perseverano nell’utilizzo dell’acqua inquinata. A confermarlo un residente di una traversa di Via Braccianese, che ammette: “I rischi per la salute li conosciamo tutti , ma è impossibile pensare di andare avanti senza acqua potabile per dieci mesi. C’è bisogno di una soluzione rapida che invece ancora non ci viene prospettata. Ecco perché molti di noi hanno continuato a lavarsi con l’acqua inquinata”. A rivolgersi al Campidoglio anche gli amministratori dei territori, che chiedono di tornare alla normalità nel minor tempo possibile. Valerio Barletta, presidente del XIV municipio dice: ” Bisogna accelerare i tempi, non è pensabile che nel 2014 a Roma ci siano ancora case senza acqua potabile”. In effetti, non è pensabile.

 

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francesca ferroni

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