Al MAXXI presentata la mostra di Ettore Spalletti

MAXXI, GAM, MADRE
presentano
Ettore Spalletti
UN GIORNO COSI’ BIANCO, COSI’ BIANCO
a cura di Danilo Eccher, Anna Mattirolo, Andrea Viliani e Alessandro Rabottini
MAXXI, Roma 13 marzo – 14 settembre 2014
GAM, Torino 27 marzo – 15 giugno 2014
MADRE, Napoli 13 aprile – 18 agosto 2014

Sì, il colore, come si sposta, occupa lo spazio e noi entriamo.
Non v’è più la cornice che delimitava lo spazio.
Togliendola il colore assume lo spazio e invade lo spazio.
E quando questa cosa riesce, è miracolosa. (Ettore Spalletti, 2006)

Oltre 70 opere, tre musei, un solo titolo per tre mostre che nascono dal desiderio di mostrare la varietà, complessità e profondità della pratica artistica di Ettore Spalletti, maestro dell’arte contemporanea italiana. E’ UN GIORNO COSì BIANCO, COSì BIANCO a cura di Anna Mattirolo per il MAXXI di Roma, Danilo Eccher per la GAM di Torino, Andrea Viliani e Alessandro Rabottini per il MADRE di Napoli.
La mostra apre al pubblico al MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma, il 13 marzo 2014 (fino al 14 settembre 2014) con un progetto caratterizzato da una grande installazione ambientale concepita appositamente per questa occasione. Alla GAM Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino dal 27 marzo (fino al 15 giugno 2014) viene invece presentata un’ampia selezione di opere provenienti dallo studio dell’artista e da importanti collezioni private, mentre al MADRE Museo d’Arte Contemporanea Donnaregina di Napoli dal 13 aprile (fino al 18 agosto 2014) sarà esposto un articolato excursus formato da opere sia storiche che recenti, che ripercorre tutto il percorso artistico di Spalletti, dagli esordi fino ad oggi.

Ettore Spalletti nell’arco di quarant’anni ha attraversato alcuni dei momenti più significativi della storia dell’arte internazionale, sviluppando un linguaggio originale, capace di mettere in dialogo contemporaneità e classicità. Il desiderio dell’artista è quello di toccare tre luoghi distanti tra loro, i tre musei, in un solo momento, come un’unica mostra declinata in tre sale ideali in tre città diverse. I tre percorsi espositivi sono concepiti dall’artista in stretto dialogo con gli spazi dei musei, raccontando ogni aspetto della sua opera, dalla pittura alla scultura alle installazioni ambientali, all’interno di percorsi espositivi non cronologici ma legati alla suggestione provocata dalle opere.

MAXXI
Per scelta dell’artista è la riproduzione fotografica in bianco e nero di un’opera storica che accoglie il visitatore all’ingresso della mostra al MAXXI. In una delle sue prime mostre a Pescara dal titolo E porgere, chissà da quale tempo, quanto rimane vivo (1976), l’artista aveva sostituito due pietre dell’antico pavimento del Bagno Borbonico, con due calchi in gesso di colore rosa e celeste. Per tutta la durata della mostra, l’artista sarebbe tornato a spolverare la superficie depositando il pigmento tutto intorno. La foto mostra le mani dell’artista che sembrano accarezzare una superficie polverosa.
La stessa immagine si ripete nei tre musei a legare, come un filo rosso, le tre mostre.
Nella mostra al MAXXI, Spalletti si appropria dello spazio componendo un percorso costruito dai suoi lavori più recenti, che ci accompagnano in un andamento musicale, fatto di accordi cromatici, pause e silenzi che riuniscono tutte le opere in un’unica orchestrazione.
Le opere si pongono in relazione costante con l’architettura che le ospita conducendo il visitatore attraverso un’esperienza visiva avvolgente, in cui il colore attraversa lo spazio come un respiro.
Sulle pareti della sala, il colore si muove lungo tavole di grande formato come le Parole di colore tutte realizzate nel 2011, quadri in cui la pittura sembra muoversi, instabile, rarefatta.
Spalletti tocca tutti gli elementi architettonici, dal pavimento, su cui il colore si adagia come un orizzonte con Voce bassa (2014) una distesa inclinata di azzurro, alle Colonne sole (2014), grandi apparizioni, un omaggio all’architettura e alla bellezza del paesaggio italiano, fino alla centralità di una scultura assoluta, in cui il visitatore è invitato a entrare. Al centro della galleria campeggia infatti l’opera che dà il titolo al progetto delle tre mostre: Un giorno così bianco, così bianco (2014). Un volume di quattro metri per lato che contiene 11 quadri bianchi a dimostrare quanto la pittura dell’artista sconfini continuamente nella scultura e viceversa.

GAM
La mostra alla GAM di Torino si propone di ricostruire l’atmosfera dello studio di Ettore Spalletti. L’intento non è quello di riprodurre fisicamente lo spazio in sé quanto di trasmettere la poetica dell’artista ricreando l’energia che si respira in quell’ambiente.
Ettore Spalletti vive emotivamente i suoi luoghi: qui trascorre le sue giornate, e lo studio, al pari della sua casa, è a tutti gli effetti un rifugio protetto, un punto di osservazione privilegiato del mondo circostante, in cui nasce la sua personale riflessione e interpretazione dell’essenza delle cose che lo circondano. È il luogo che accoglie i pensieri da cui nascono le sue opere, fedeli compagne di vita. La convivenza con esse è continua e persistente: non si riduce al momento creativo o al lungo periodo di lavorazione durante il quale Spalletti sceglie con cura i materiali, studia e controlla la trasformazione dei pigmenti e l’effetto finale dei colori.
Le opere che popolano lo studio di Spalletti abbracciano un arco temporale molto ampio che va dagli anni ’80 ad oggi, ma convivono armoniosamente abitando lo stesso spazio fisico, in una dimensione temporale sospesa. Sono loro che accolgono l’artista ogni giorno in maniera nuova, inaspettata a seconda delle luci o della collocazione, sempre diversa, con cui l’artista le dispone nello spazio, in una costante ricerca di ordine e di equilibrio perfetto. La sintesi di tutto il lavoro di Ettore Spalletti si racchiude dunque nella dimensione magica del suo studio, luogo intimo e personale, che ricreerà negli spazi espositivi del museo.
Tra i circa 25 lavori in mostra un’opera, proveniente da una importante collezione privata belga, Coppa, 1982 e Disegno, mano libera, un disegno di 8 metri del 1981, presentato in anteprima nazionale a Torino.

MADRE
La mostra al MADRE presenta circa 40 opere che ripercorrono, occupando tutto il terzo piano del museo, l’intera articolazione della ricerca dell’artista, dagli esordi negli anni Sessanta fino alla produzione più recente. Il percorso espositivo prescinde però dall’adozione di un criterio cronologico, per restituire quell’annullamento del tempo come linearità, ovvero quella sensazione del tempo come eterno presente dell’esperienza percettiva e dei materiali, che è al centro della pratica artistica stessa di Ettore Spalletti.
Saranno in mostra opere mai esposte al pubblico, come la grande installazione-scultura Foglie del 1969 e le maquette architettoniche per progetti, sia realizzati che mai realizzati, nonchè una serie di lavori che rappresentano momenti fondativi all’interno del percorso dell’artista: Presenza stanza, 1978, dalla quale si origina il discorso centrale nella sua opera sul rapporto tra pittura e scultura inteso come articolazione del colore nello spazio; Colonna di colore, 1979, una solitaria presenza scultorea che trasforma il colore in pilastro dell’architettura; Contatto, 1976, in cui il pigmento come pulviscolo (quindi nella sua forma originaria) stabilisce con lo spazio espositivo e con lo spettatore un rapporto percettivo di natura quasi simbiotica.
La mostra, inoltre, esplora in modo approfondito la dialettica tra astrazione e figurazione quale perno formale e concettuale attorno al quale ruota tutto il lavoro dell’artista, attraverso la presenza di opere come La bella addormentata, 1975, Montagna riflessa, 1985 e Bella addormentata, Vesuvio, 1988, che dimostrano anche quanto l’esperienza del paesaggio sia un altro elemento centrale per la comprensione dell’opera dell’artista.
Un’ampia selezione di opere chiarisce, infine, l’esplorazione delle potenzialità estetiche ed espressive dei singoli materiali da sempre impiegati da Spalletti – come l’alabastro, il marmo, la foglia d’oro, la carta e il pigmento di colore puro – intesi appunto nella loro potenzialità cromatica e percettiva, come agenti in grado di aprire gli orizzonti della pittura e del nostro sguardo su di essa.

La collaborazione tra GAM, MADRE e MAXXI sarà accompagnata da una pubblicazione (Electa) realizzata su progetto dello Studio Spalletti, che ripercorre l’intera carriera dell’artista, con testi critici di Carlos Basualdo, Danilo Eccher, Gabriele Guercio, Anna Mattirolo, Gloria Moure Cao, Alessandro Rabottini, Andrea Viliani.

Ettore Spalletti ha esposto nei principali musei del mondo, sia in mostre collettive sia personali. Oltre ad aver rappresentato l’Italia alla Biennale di Venezia del 1997, l’artista ha preso parte ad altre tre edizioni della stessa manifestazione nel 1982, nel 1993 e nel 1995 e a due edizioni di Documenta a Kassel nel 1982 e nel 1993. Sue mostre personali sono state allestite presso il Museum Folkwang di Essen (1983), il De Appel di Amsterdam e Portikus di Francoforte (1989), il Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris (1991), l’IVAM di Valencia (1992), Villa Arson a Nizza (1993), la South London Gallery di Londra e il MUHKA di Anversa (1995), il Musée d’Art Contemporain de Lyon (1996), il Musée de Strasbourg e il Museo di Capodimonte di Napoli (1999), la Fundacion “la Caixa” di Madrid (2000), l’Henry Moore Institute di Leeds (2005), l’Accademia di Francia – Villa Medici a Roma (2006), il Museum Kurhaus di Kleve (2009) e la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma (2010).

 

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Redazione Parolibero

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